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Vuelta a España, una crono-farsa e una maxi-squalifica

Dalla bizzarra cronosquadre d’apertura, non valida per la classifica, alle cadute e alla dura squalifica inflitta a Vincenzo Nibali. Dopo due sole tappe, la Vuelta a España ha già innescato polemiche e perplessità, e l’organizzazione è apparsa essere una banderuola al vento.


Le cose non erano iniziate bene per questa 70esima edizione della Vuelta a España. La cronosquadre di apertura, 7.4 km da Puerto Banús a Marbella, non è stata ritenuta idonea per stilare una classifica generale a tempo, causa passaggio su sabbia, a ridosso della spiaggia di Marbella, ritenuto giustamente troppe pericoloso. Inutile rischiare, classifica neutralizzata con tempi azzerati per tutti, maglia rossa assegnata formalmente al primo atleta della squadra vincitrice, che alla fine è risultata essere la BMC. Molte squadre hanno per così dire “passeggiato”, guidando ben al di sotto del limite, cercando di non compromettere il prosieguo della propria corsa. Vedasi Team Sky e Astana, per citare due delle compagini favorite. Dunque maglia rossa sulle spalle di Peter Velits (BMC), leader di una classifica virtuale.

C’è da chiedersi chi abbia disegnato, o abbia avallato il progetto, di un percorso con troppi passaggi pericolosi, con fondo in terra battuta e sabbia, che da quelle parti è fine come borotalco, e passarelle di transizione in gomma sintetica. Tutti elementi buoni per lo spettacolo di una sagra paesana, o per il “fil rouge” di Giochi senza Frontiere. Ma il ciclismo professionistico è un’altra cosa, non può e non deve scendere a certi compromessi che, come in questo caso, rasentano la farsa.

Dalla farsa della prima alla commedia, o meglio al melodramma, della seconda tappa, con arrivo in salita a Caminito del Rey. Maxi caduta a 30 km dal traguardo, innescata da una manovra azzardata di Caleb Ewan (Orica GreenEdge), che ha poi coinvolto molti atleti, con Przemyslaw Niemiec (Lampre-Merida), David Tanner e Matteo Pelucchi (IAM Cycling) costretti al ritiro per i traumi subiti. Il mucchio selvaggio comprendeva anche quasi tutti gli uomini Astana, con Paolo Tiralongo sanguinante al viso, ricucito con 20 punti di sutura (ritiratosi poi al via della terza tappa), Fabio Aru con escoriazioni sul fianco sinistro, ma soprattutto Vincenzo Nibali isolato e lontano dall’ammiraglia per potere effettuare un rapido cambio della bici, cosa che è avvenuta infatti dopo più di 30”.

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Con gli avanti che tiravano a tutta per aumentare i distacchi, lo “Squalo delle Stretto” ha colto l’occasione di un traino da parte dell’ammiraglia Astana, guidata dal DS Alex Shefer. Non più di 150 metri, un peccato veniale che tutti i corridori in difficoltà sono soliti effettuare per ricucire i distacchi dopo cadute o noie meccaniche. Il regolamento vieta i traini, se non in caso di interventi meccanici volanti o medicazioni in corsa. Tuttavia è prassi generalmente accolta, così come il passaggio della borraccia che diviene facile aggancio per un allungo senza fatica. Dunque si chiude spesso un occhio, soprattutto quando a farsi trainare sono i concorrenti lontani dalla possibilità di vittoria. Purtroppo, nel caso di Vincenzo, l’occhio delle telecamere è rimasto ben aperto, la mano dei Giudici inflessibile. Squalificato. Lui e il suo DS Alex Shefer. Sentenza secondo noi sproporzionata rispetto al beneficio ottenuto in corsa dal corridore. Ma tant’è, il regolamento è scritto chiaramente ed è stato applicato senza sconti dal Direttore di corsa Javier Guillén e dai commissari UCI. Quasi si trattasse di un provvedimento per colpire l’Astana, squadra da tempo sotto esame per le vicende di doping di alcuni suoi corridori.

Sul suo profilo Facebook, Vincenzo Nibali si è pubblicamente scusato per quanto accaduto, esprimendo le proprie giustificazioni a riguardo. Attaccarsi all’ammiraglia è un episodio piuttosto normale, in gara. Non c’è da scandalizzarsi. Chi vive o ha vissuto le corse su strada lo sa bene. E’ successo, punto e basta.

La maxi-squalifica, la prima per Vincenzo che aveva sempre terminato tutti i Grandi Giri ai quali aveva preso parte, crea però una disparità di trattamento con quei corridori per i quali è stata tollerata, non solo alla Vuelta ma in qualsiasi gara. Due pesi e due misure. O si è inflessibili sempre, oppure non lo si è mai. Esserlo a intermittenza ha l’amaro sapore dell’ingiustizia per taluni e del favoritismo per altri.

– Sito web ufficiale della Vuelta a España: www.lavuelta.com


Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: © TDWSport, Getty Images

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