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Tour de France, nuove stelle brillano

Il colombiano Egan Bernal si aggiudica la 106^ edizione della Grande Boucle. Il francese Julian Alaphilippe si esalta ed esalta i connazionali. Il tedesco Emanuel Buchmann sorprende per le doti di scalatore. Loro e altri protagonisti in questo nostro editoriale.


E’ stata definita da molti, probabilmente non a torto, una della più belle edizioni del Tour de France degli ultimi 20 anni. In effetti non sono mancati i colpi di scena, la suspense, gli imprevedibili rush degli sprinter, gli arrembaggi dei finisseur e le imprese dei grimpeur. Fatto sta che sugli Champs-Élysées ha sventolato per la prima volta la bandiera colombiana, retta dal 22enne Egan Bernal (Team Ineos), uno dei più giovani vincitori del Tour de France, in assoluto il più giovane del dopoguerra. Favorito N.1 per i bookmakers, ha saputo conquistarsi la Maglia Gialla con un perentorio affondo sul Col de l’Iseran, alla 19^ tappa, fermata proprio sul GPM dopo una violenta grandinata con neve e smottamenti che impedivano il prosieguo della corsa in Val d’Isère. Ed è stata questa la “tappa chiave” del Tour, una delle più nere nella storia del ciclismo francese, con il ritiro per infortunio di Tibaut Pinot (Groupama-FDJ) mentre era terzo in classifica, e la resa in salita di Julian Alaphilippe (Team Deceuninck-Quick Step), costretto a cedere la Maglia Gialla a Bernal dopo avere cullato sogni di vittoria fin dalla 3^ tappa, da lui vinta.

Egan Bernal è riuscito a vincere questo Tour nel finale di gara, ma la sua condizione atletica era tale che avrebbe potuto infiammare la corsa fin dai Pirenei, quando però le strategie Ineos premiavano ancora il gallese Geraint Thomas. Redini corte e strette per il colombiano, insomma. Fortunatamente qualcuno nella squadra si è accorto che Thomas non sarebbe riuscito ad attaccare efficacemente la temporanea leadership di Alaphilippe, dando così via libera al compagno di squadra, che oltre alla Maglia Gialla si porta a casa anche quella Bianca di miglior giovane. Niente male per essere alla sua seconda partecipazione al Tour (l’anno scorso chiuse al 15esimo posto).

Prosegue così la “prima volta” di corridori sudamericani ai Grandi Giri, perché dopo la vittoria dell’ecuadoregno Richard Carapaz al Giro d’Italia è arrivata la prima di un colombiano al Tour de France. E continua anche il dominio alla Boucle degli atleti diretti da Sir Dave Brailsford, capaci di aggiudicarsi 7 delle ultime 8 edizioni (unica interruzione quella del 2014 ad opera di Vincenzo Nibali).

Geraint Thomas (Team Ineos) – 2° in Classifica Generale
Partito con il pettorale N.1, al gallese non è riuscito il bis 2018, non solo perché quest’anno la squadra sembrava meno forte che in passato, ma soprattutto perché la sua gamba non è mai apparsa quella dei giorni migliori, sia nelle salite sia nelle prove contro il tempo. Onore comunque al merito, quando ha dato via libera al compagno di squadra, completando la bella doppietta Ineos sul podio finale. Con buona pace dei detrattori che vedevano scintille e litigi tra lui e Bernal.

Steven Kruijswijk (Team Jumbo-Visma) – 3° in Classifica Generale
L’olandese centra un prestigioso podio alla Boucle, migliorando il suo 5° posto del 2018. Sempre nel pacchetto di mischia frontale, ha condotto un buon Tour, anche a cronometro individuale oltre che a squadre (il Team Jumbo-Visma ha vinto la prova collettiva contro il tempo). Gli è mancato però l’acuto per sopravanzare gli avversari, le frecce al suo arco sono apparse un po’ spuntate.

Emanuel Buchmann (Team Bora-Hansgrohe) – 4° in Classifica Generale
Una delle piacevoli sorprese di questo Tour. Passista scalatore in una squadra ben assortita ma costruita attorno a Peter Sagan, grimpeur in una nazione votata agli sprinter, il giovane tedesco ha sempre retto il passo dei migliori. I suoi due minuti scarsi in classifica da Bernal lo indicano come un futuro protagonista dei Grandi Giri.

Julian Alaphilippe (Team Deceuninck-Quick Step) – 5° in Classifica Generale
Per noi, l’arrembante francese avrebbe meritato la vittoria. “Alafolie” ha saputo entusiasmare una intera nazione, che attende il successo finale di un francese al Tour dal 1985, firmato Bernard Hinault. Partito con ambizioni di classifica su un percorso che non sembrava eccessivamente favorevole agli scalatori puri, Alaphilippe ha tenuto la Maglia Gialla per 15 tappe, prendendola alla terza, cedendola al nostro Giulio Ciccone (Team Trek-Segafredo) al termine della sesta ma riguadagnandola all’ottava. I suoi assalti in stile “D’Artagnan” sulle salite dei Vosgi e dei Pirenei gli hanno permesso di vincere due tappe e incrinare le certezze degli avversari, che hanno dovuto sudare parecchio per avere la meglio. Una gestione più accorta degli sforzi nelle prime due settimane lo avrebbero forse condotto ad avere maggiore resistenza sulle salite alpine della terza settimana. Sorprendente ma ormai consistente anche a cronometro, capace di vincere sui 27 km di Pau rifilando 14” al suo diretto avversario e specialista Geraint Thomas. Dopo questo Tour, Alaphilippe non va più considerato come un finisseur da Grandi Classiche, ma come un campione veramente completo, in grado di vincere qualsiasi competizione, anche quelle a tappe. Formidabile discesista, la sua incredibile picchiata dal Col de l’Iseran resterà nelle cineteche e nella memoria di tutti. Chiude il suo splendido Tour de France con il meritatissimo premio per il corridore più combattivo.

Mikel Landa (Movistar Team) – 6° in Classifica Generale
Dopo il suo quarto posto al Giro d’Italia, il basco si è presentato al Tour con il compito di aiutare il compagno di squadra Nairo Quintana. Alla fine dei conti, pur non vincendo alcuna tappa, lo ha preceduto di oltre un minuto. Non è apparso in forma come al Giro, ma ha sempre pedalato nel gruppo di testa, andando spesso in avanscoperta e contribuendo alla vittoria finale di squadra del Team Movistar.

Rigoberto Uran (EF Education First) – 7° in Classifica Generale
Il simpatico 32enne colombiano ha cercato di mettersi in luce in più di una occasione, andando in fuga in alcune tappe montane. Per lui un buon Tour, ma la sensazione è che abbia ormai esaurito le munizioni per vincere anche solo una tappa ai Grandi Giri.

Nairo Quintana (Movistar Team) – 8° in Classifica Generale
Il “Condor delle Ande” è planato ancora una volta al Tour in cerca di un’affermazione lungamente inseguita. L’assolo sul mitico Galbier gli è valso la vittoria della 18^ tappa, quando però la sua classifica era già ampiamente compromessa dalle precedenti mediocre prestazioni. L’anno prossimo cambierà squadra, probabile destinazione Arkéa Samsic, e potrebbe trovare nuove motivazioni.

Alejandro Valverde (Movistar Team) – 9° in Classifica Generale
Pedina Movistar fondamentale nel successo finale di squadra, il 39enne murciano non è certo Campione del Mondo per puro caso. Chiamato a spalleggiare Quintana e Landa, ha dato sempre il meglio di sé, rischiando anche di vincere l’ultima tappa montana in Val Thorens.

Vincenzo Nibali (Team Bahrain-Merida) – 39° in Classifica Generale
Dopo le fatiche del Giro d’Italia, lo “Squalo dello Stretto” è giunto al Tour senza grandi proclami né particolari ambizioni di classifica. Trovatosi in difficoltà fin dalle prime tappe e accusato da molti di scarso impegno, ormai in rotta con la sua squadra (dal 2020 sarà alla corte di Luca Guercilena con i colori Trek-Segafredo), il messinese non ha mai mollato, dimostrando una umiltà e una voglia di soffrire che possiedono soltanto i grandissimi campioni. La sua splendida vittoria sull’ultima salita del Tour, in Val Thorens, è la giusta ricompensa a una Boucle condotta in crescendo, con numerose fughe iniziali che hanno infiammato il cuore di tutti.

Fabio Aru (UAE Team Emirates) – 14° in Classifica Generale
Il “Cavaliere dei 4 Mori” si è presentato al Tour in cerca di condizione dopo l’operazione all’arteria iliaca che ne condizionava il rendimento. Giorno dopo giorno è andato migliorando, rimanendo spesso accanto ai corridori di testa e risultando l’italiano meglio piazzato in classifica.

Peter Sagan (Team Bora-Hansgrohe) – 83° in Classifica Generale
Settima Maglia Verde per il fuoriclasse slovacco, che senza l’ingiusta squalifica 2017 ne avrebbe 8 consecutive. Si tratta comunque di un record assoluto, nessuno ha mai vinto 7 volte la Classifica Punti del Tour. Per lui un successo nella quinta tappa, a Colmar, ma soprattutto il massivo visibilio del pubblico per i suoi funambolici numeri, impennando anche la bici da cronometro e firmando autografi mentre pedala in salita. Francamente, nessuno come lui.

Romain Bardet (AG2R La Mondiale) – 15° in Classifica Generale
Il francese si annunciava come uno dei possibili pretendenti alla Maglia Gialla. Torna a casa con quella a Pois degli scalatori, presa al belga Tim Wellens (Lotto Soudal) al termine della 18^ tappa, quella del Galibier. Fin lì, il Tour di Bardet è stato piuttosto anonimo.

Elia Viviani (Team Deceuninck-Quick Step) – 130° in Classifica Generale
Il veronese, al Tour come pedina sacrificale per Alaphilippe, ha timbrato la 4^ tappa di Nancy iscrivendo così il proprio nome tra gli atleti in grado di vincere una tappa in tutti e tre i Grandi Giri, avendo nel suo pallottoliere 5 centri al Giro d’Italia, uno al Tour de France e 3 alla Vuelta a España.

Caleb Ewan (Lotto Soudal) – 135° in Classifica Generale
Fresco esordiente alla Boucle ma unico quest’anno capace di imporsi in ben tre frazioni (11^, 16^ e 21^), il piccolo australiano soprannominato “Pocket Rocket” è il 98° corridore a essersi aggiudicato almeno una tappa in tutti e tre i Grandi Giri. Sono infatti 3 le sue vittorie di tappa al Giro d’Italia, 3 al Tour de France e una alla Vuelta a España.

Wout Van Aert (Team Jumbo-Visma) ritirato durante la 13^ tappa
Il campionissimo del ciclocross (quattro titoli Mondiali, due Coppe del Mondo, un Superprestige, tre titoli nazionali e tantissime altre gare), all’esordio in un Grande Giro, ha messo il proprio sigillo nella ventosissima 10^ tappa di Albi, caratterizzata da numerosi ventagli che hanno penalizzato parecchi uomini di classifica. Fatale per lui l’urto contro una transenna laterale che gli ha procurato una profonda lacerazione al fianco destro, urto avvenuto durante la crono individuale di Pau mentre lottava per il successo di tappa.

Thibaut Pinot (Groupama-FDJ) – ritirato durante la 19^ tappa
Sfortunatissimo protagonista di questo Tour, capace di aggiudicarsi la tappa del Tourmalet e di far sognare una clamorosa doppietta francese, Pinot ha dovuto alzare bandiera bianca a causa di uno strappo muscolare, quando era terzo in Classifica Generale a 1’50” dal connazionale Alaphilippe. Un vero peccato, perché fin lì aveva dimostrato di potere competere con i migliori.

Classifica Generale
1) Egan Bernal (Col) Team Ineos
2) Geraint Thomas (GBr) Team Ineos
3) Steven Kruijswijk (Ned) Team Jumbo-Visma
4) Emanuel Buchmann (Ger) Bora-Hansgrohe
5) Julian Alaphilippe (Fra) Deceuninck-Quick Step
6) Mikel Landa (Spa) Movistar Team
7) Rigoberto Uran (Col) EF Education First
8) Nairo Quintana (Col) Movistar Team
9) Alejandro Valverde (Spa) Movistar Team
10) Warren Barguil (Fra) Arkéa Samsic
11) Richie Porte (Aus) Trek-Segafredo
12) Guillaume Martin (Fra) Wanty-Gobert
13) David Gaudu (Fra) Groupama-FDJ
14) Fabio Aru (Ita) UAE Team Emirates
15) Romain Bardet (Fra) AG2R La Mondiale
16) Roman Kreuziger (Cze) Dimension Data
17) Sébastien Reichenbach (Swi) Groupama-FDJ
18) Daniel Martin (Irl) UAE Team Emirates
19) Alexey Lutsenko (Kaz) Astana Pro Team
20) Jesus Herrada (Spa) Cofidis Solutions Credits
Time
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00:27:36
00:30:23
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00:45:21
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00:51:47


– Sito web ufficiale del Tour de France


Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: © Getty Images Sport – © Bettini Photo

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