Paris-Roubaix, sul pavé tra destino e gloria

Il mito di questa gara, chiamata “Inferno del Nord”, giunta alla 114esima edizione e lunga 257.5 km, si rinnoverà domenica 10 aprile su 27 settori di granitico pavé, un lastricato micidiale per uomini e biciclette, preparate con un set-up specifico. Il meteo prevede pioggia, il vincitore sarà un autentico eroe.

Nata nel 1896 per volere di Théodore Vienne e Maurice Perez, imprenditori tessili di Roubaix, questa massacrante competizione è una delle più antiche del panorama ciclistico che si disputano ancora oggi (il primato assoluto spetta alla Liegi-Bastogne-Liegi, nata nel 1892 e chiamata non a caso “La Doyenne”, la decana).

Fino al 1965, la partenza avveniva da Parigi. Dal 1966 si spostò a Chantilly e dal 1977 all’attuale start di Compiègne, 85 km a nord-est dal centro della capitale. Dal 1977, al vincitore viene assegnato un trofeo consistente in un cubo di pavé, oltre naturalmente al montepremi in denaro. Curioso notare come alla prima edizione della Paris-Roubaix presero parte Henri Desgrange, futuro organizzatore del Tour de France, e Maurice Garin, che del Tour vinse l’edizione inaugurale. Alla prima Roubaix s’impose il tedesco Josef Fischer, unico teutonico a vincere questa gara fino al 2015, quando trionfò John Degenkolb, quest’anno assente causa postumi dell’incidente occorsogli a gennaio mentre si allenava in Spagna con il suo team Giant-Alpecin.

I 27 settori di pavé
27. Troisvilles (km 98.5 – 2200 m) 3*
26. Viesly (km 105 – 1800 m) 3*
25. Quievy (km 108 – 3700 m) 4*
24. Saint-Python (km 112.5 – 1500 m) 2*
23. Vertain (km 120.5 – 2300 m) 3*
22. Capelle-Ruesnes (km 127 – 1700 m) 3*
21. Quérénaing – Maing (km 133.5 – 2500 m) 3*
20. Monchaux-sur-Ecaillon (km 136.5 – 1600 m) 3*
19. Haveluy (km 149.5 – 2500 m) 4*
18. Trouée d’Arenberg (km 158 – 2400 m) 5*
17. Wallers – Hélesmes. dit « Pont Gibus » (km 164 – 1600 m) 3*
16. Hornaing (km 170.5 – 3700 m) 4*
15. Warlaing – Brillon (km 178 – 2400 m) 3*
14. Tilloy – Sars-et-Rosières (km 181.5 – 2400 m) 4*
13. Beuvry-la-Forêt – Orchies (km 188 – 1400m) 3*
12. Orchies (km 193 – 1700 m) 3*
11. Auchy-lez-Orchies – Bersée (km 199 – 2700 m) 4*
10. Mons-en-Pévèle (km 204.5 – 3000 m) 5*
9. Mérignies – Avelin (km 210.5 – 700 m) 2*
8. Pont-Thibaut (km 214 – 1400 m) 3*
7. Templeuve – Moulin de Vertain (km 220 – 500 m) 2*
6a. Cysoing – Bourghelles (km 226.5 – 1300 m) 3*
6b. Bourghelles – Wannehain (km 229 – 1100 m) 3*
5. Camphin-en-Pévèle (km 233.5 – 1800 m) 4*
4. Le Carrefour de l’Arbre (km 236.5 – 2100 m) 5*
3. Gruson (km 238.5 – 1100 m) 2*
2. Hem (km 245.5 – 1400 m) 2*
1. Roubaix (km 252 – 300 m) 1*

I 27 settori di pavé che caratterizzano questa competizione ricevono manutenzione periodica grazie ai volontari dell’associazione “Les Amis de Paris–Roubaix”, senza il cui aiuto la gara perderebbe tutto il suo fascino storico. Quest’anno i km di pavé saranno 52.8, con la novità di un piccolo tratto ascendente in prossimità di Hameu du Buat, dopo 127 km dalla partenza. Ma i più temuti tra i settori di pavé sono il N.18, cioè la Foresta di Arenberg, il N.10, Mons-en-Pévèle, e il N.4, il Le Carrefour de l’Arbre, tutti classificati con 5 stelle di difficoltà. E quasi certamente quest’ultimo settore sarà determinante per stabilire chi potrà giocarsi la vittoria finale.

Le biciclette utilizzate dai professionisti per la Roubaix hanno settaggi specifici per resistere alle terribili sollecitazioni delle pietre. Tubolari posteriori da 28-30 mm, talvolta anche 32 mm, mentre all’anteriore si va dai 25 mm in su. Manubri imbottiti con duplice giro di nastro, per meglio assorbire le buche e gli interstizi tra una pietra e l’altra. Qualcuno, soprattutto negli anni ’90, ha utilizzato forcelle ammortizzate, certamente idonee ad assorbire le asperità. Al giorno d’oggi, con la tecnologia del carbonio, si può tranquillamente pedalare con forcelle rigide, anche se alcuni telai (Trek, Specialized) sono dotati di speciali inserti elastomerici per dissipare i colpi.

L’Albo d’Oro della Roubaix è un concentrato di storia e nomi illustri del ciclismo. Gli unici ad averla vinta per quattro volte sono i belgi Roger De Vlaeminck (1972, 1974, 1975 e 1977) e Tom Boonen (2005, 2008, 2009 e 2012). Numerosi i triplici vincitori, tra i quali il “Cannibale” Eddy Merckx e il nostro Francesco Moser, unico nel dopoguerra ad avere vinto tre Roubaix consecutive (1978, 1979, 1980). Tra i plurivincitori ancora in attività, che domenica potrebbero incrementare il proprio bottino, il belga Tom Boonen e l’elvetico Fabian Cancellara (2006, 2010, 2013).

I 257.5 km che attendono i corridori avranno l’ulteriore difficoltà della pioggia, che renderà la guida più dispendiosa e complicata. Chi si presenterà nel velodromo di Roubaix per il tradizionale giro e mezzo finale, sarà certamente da incoronare come eroe.

I favoriti di questa corsa così particolare non sono poi molti. Quotazioni elevate per Fabian Cancellara (Trek-Segafredo), desideroso più che mai di rifarsi dalla sconfitta della settimana precedente alla “Ronde van Vlaanderen”, battuto da un Peter Sagan in versione mondiale. Lo stato di forma dell’elvetico è molto buono, le difficoltà del percorso lo esaltano. Una sua vittoria lo farebbe accomodare nell’olimpo di questa gara, a quota quattro successi, accanto a De Vlaeminck e Boonen.

La Paris-Roubaix non è mai stata nelle corde di Peter Sagan (Tinkoff), benché lo slovacco abbia i numeri per vincere qualsiasi competizione di un giorno, a prescindere dal terreno della disputa. Avendo appena vinto Gent-Wevelgem e Ronde van Vlaanderen, correrà la Roubaix senza grandi pressioni psicologiche, poiché il suo obiettivo di questa prima parte di stagione era appunto la “Ronde”. Ma se dovesse ancora avere la gamba vista al Fiandre, per gli avversari diventerebbe un osso durissimo. Conquistare anche la Roubaix, per Sagan, significherebbe affiancare gli unici due corridori capaci di centrare la “tripletta delle pietre” Gent-Ronde-Roubaix nel medesimo anno, cioè i belgi Rik Van Looy (1962) e Tom Boonen (2012).

Il team Etixx-Quick Step schiera tre atleti tutti potenzialmente in grado di puntare al successo. Tom Boonen vorrebbe riscrivere la storia centrando il quinto sigillo, impresa mai riuscita ad alcuno. Ma la sua carriera agonistica ha ormai preso la parabola discendente, e sarà difficile vederlo primeggiare contro avversari più freschi.

L’olandese Niki Terpstra, già vincitore nel 2014 con una fuga ai -5 km che sorprese tutti, nutre buone speranze di ripetersi. Tuttavia, in questa prima parte di stagione, il tulipano non ha mai dato sfoggio di essere in grande condizione. Potrebbe ritrovarla tra le pietre levigate, viscide e insidiose dei settori di pavé. Noi lo vediamo piazzato, magari sul podio, ma non vincente.

Terzo esponente di spicco della Etixx, il ceco Zdenek Stybar ha disputato le ultime tre Roubaix cogliendo un sesto, un quinto e un secondo posto. Ottavo alla “Ronde” di domenica, migliore della pattuglia Etixx, l’ex campione del Mondo di ciclocross è indubbiamente in possesso di sopraffine qualità di guida in mezzo al fango, che potrebbero avvantaggiarlo in misura determinante per il successo finale. La sua condizione atletica fin qui è sempre stata medio-alta. Secondo noi, sarà lui a trionfare nel velodromo di Roubaix.

Protagonista alla recente “Ronde”, terzo dietro a Sagan e Cancellara, il belga Sep Vanmarcke (Team Lotto NL-Jumbo) è apparso in ottima forma. Già sul podio della Roubaix 2013, dietro a Cancellara, può ben figurare anche in questa edizione, a patto di amministrare al meglio le proprie risorse.

Il norvegese Alexander Kristoff (Team Katusha) è dato da molti come uno dei possibili vincitori della Roubaix. Se gli riuscisse il colpo, sarebbe il primo norvegese a iscrivere il proprio nome nell’Albo d’Oro della corsa. La potenzialità le avrebbe, le pietre non lo intimoriscono di certo (lo ricordiamo vincitore della “Ronde” 2015), ma il vichingo rischia di trovarsi troppo isolato e con un appoggio insufficiente da parte della squadra, che sulla carta non appare irresistibile per imporsi in questo “Inferno del Nord”.
Articolo a cura di Roberto Chiappa
Foto: © ASO – © Bettini photo – © TDW Sport




