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Liegi-Bastogne-Liegi, tutta la forza di Jakob Fuglsang

Il danese dell’Astana si impone con pieno merito in questa 105^ edizione della “Doyenne”, tagliando solitario il traguardo grazie a un veemente attacco sulla Roche-aux-Faucons, a 15 km dall’arrivo. L’Italia del pedale sorride con Davide Formolo (Bora-Hansgrohe), ottimo secondo, mentre Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida) chiude ottavo.


Tre, due, uno. Dopo il terzo posto all’Amstel Gold Race di domenica scorsa e il secondo alla Freccia Vallone di mercoledi, il danese Jakob Fuglsang (Astana Pro Team) è finalmente riuscito a centrare la vittoria in quella che è la più prestigiosa delle Classiche delle Ardenne, la Liegi-Bastogne-Liegi, la “Doyenne”, la più antica delle gare Monumento, con le sue 105 edizioni, la prima delle quali ebbe luogo nel 1892.

Il via della gara, come di consueto, avveniva dalla piazza Saint Lambert di Liegi, e i 4°C in partenza con vento e pioggia facevano presagire che i 256 km fino al traguardo di Liegi sarebbero stati particolarmente sfibranti. Rispetto agli anni scorsi, il traguardo non era più sul muro di Ans ma in centro a Liegi, eludendo la Côte de Saint-Nicolas e ponendo l’ultima impegnativa salita, la Roche-aux-Faucons, a 15 chilometri dal traguardo.

Sortita iniziale da parte di 8 corridori, con Julien Bernard (Trek-Segafredo), Tobias Ludvigsson (Groupama-FDJ), Andrea Pasqualon (Wanty-Gobert), Jérémy Maison (Arkéa-Samsic), Lilian Calmejane (Total Direct Énergie), Kevin Deltombe (Sport Vlaanderen-Baloise), Kenny Molly e Mathijs Paasschens (Wallonie-Bruxelles) che arrivavano ad avere 10’30” di vantaggio al 95° km di gara, margine che scendeva a 6’ al periplo di Bastogne.

Poco dopo, ai -105 km, si ritirava uno dei favoriti della corsa, Alejandro Valverde (Movistar Team), sicuramente in condizioni fisiche non buone dopo avere subito la puntura di un’ape che aveva sfortunatamente ingoiato alla Freccia Vallone.

Frattanto il vantaggio degli otto battistrada diminuiva progressivamente sotto il tambureggiamento della Deceuninck-Quick Step e della Lotto-Soudal, e ai -110 km il gruppo era nuovamente compatto, con la sola eccezione di Julien Bernard, l’ultimo a capitolare ai -95 km, sulla Côte de Haute-Levée. A quel punto, smesso di piovere, andavano in avanscoperta Tanel Kangert (EF Education First), Omar Fraile (Astana Pro Team), Carlos Verona e Winner Anacona (Movistar Team), Alessandro De Marchi (CCC Team), Benoît Cosnefroy (AG2R La Mondiale), David De La Cruz (Team Sky), Damiano Caruso (Bahrain-Merida), Michael Albasini (Mitchelton-Scott) e Bjorg Lambrecht (Lotto-Soudal) e sulla Redoute, ai -39 km, il cronometro segnava 40” tra loro e gli inseguitori.

Tanel Kangert provava l’allungo in solitaria, il gruppo raggiungeva tutti gli altri, l’Astana alzava il ritmo e sull’ultima salita, la Roche-aux-Faucons, i ranghi erano ancora compatti. Il gran lavoro Astana per il proprio capitano Jakob Fuglsang dava i suoi frutti proprio lì. Il danese si alzava sui pedali e sferrava l’attacco, Vincenzo Nibali (Team Bahrain-Merida) ci provava ma doveva rinunciare, Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step) pedalava legnoso e rimaneva indietro. Gli unici che riuscivano a sostenere il ritmo del danese erano Davide Formolo (Bora-Hansgrohe) e Michael Woods (EF Education First), che però non riuscivano a dare cambi a Fuglsang.

Per il danese, apparso molto brillante non solo oggi ma in tutta la settimana delle Ardenne, era un gioco da ragazzi innestare il turbo e prendere in un amen 25” di margine, guidando al limite anche in discesa ma padroneggiando magistralmente la sua Argon18 sulle viscide e insidiose strade belghe. Successo meritatissimo per lui che, pur andando forte dai primi di marzo, non aveva ancora raccolto quanto avrebbe meritato per ciò che ha fatto vedere in questo frangente stagionale.

E al sorriso di Jakob Fuglsang si univa quello di Davide Formolo (Bora-Hansgrohe), ottimo secondo dopo avere corso gli ultimi 12 km in solitaria, resistendo al ritorno di una agguerrita muta inseguitrice regolata in volata dal suo team-mate Maximilian Schachmann.

Buona anche la condotta di gara di Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), già visto pimpante al recente Tour of the Alps, qui alla Doyenne apparso un po’ a corto di resistenza sulle lunghe distanze. Ma il suo percorso di avvicinamento al Giro d’Italia sembra già incoraggiante.

Ordine d’arrivo
1) Jakob Fuglsang (Den) Astana Pro Team
2) Davide Formolo (Ita) Bora-Hansgrohe
3) Maximilian Schachmann (Ger) Bora-Hansgrohe
4) Adam Yates (GBr) Mitchelton-Scott
5) Michael Woods (Can) EF Education First
6) David Gaudu (Fra) Groupama-FDJ
7) Mikel Landa Meana (Spa) Movistar Team
8) Vincenzo Nibali (Ita) Bahrain-Merida
9) Dylan Teuns (Bel) Bahrain-Merida
10) Wout Poels (Ned) Team Sky
11) Tim Wellens (Bel) Lotto Soudal
12) Michal Kwiatkowski (Pol) Team Sky
13) Patrick Konrad (Aut) Bora-Hansgrohe
14) Jay Mc Carthy (Aus) Bora-Hansgrohe
15) Carlos Betancur (Col) Movistar Team
16) Julian Alaphilippe (Fra) Deceuninck-Quick Step
17) Laurens De Plus (Bel) Team Jumbo-Visma
18) Tadej Pogačar (Slo) UAE Team Emirates
19) Guillaume Martin (Fra) Wanty-Gobert
20) Daniel Martinez (Col) EF Education First
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Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: © Bettini Photo

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