Giro d’Italia “Hall of Fame”, voici “le Blaireau” Bernard Hinault

Il fuoriclasse bretone ha ricevuto ieri a Milano, presso il Teatro Gerolamo, il Trofeo Senza Fine in virtù della sua indimenticabile tripletta al Giro d’Italia (1980, 1982, 1985). Ma nei suoi 12 anni di carriera professionistica ha vinto non solo tutti i Grandi Giri ma anche le Classiche e un Mondiale.
Nella splendida cornice del Teatro Gerolamo, piccola autentica bomboniera artistica milanese, è stato assegnato per la sesta volta il Trofeo Senza Fine del Giro d’Italia. Se nel 2012 lo ricevette Eddy Merckx, nel 2013 Felice Gimondi, nel 2014 Stephen Roche, nel 2015 Francesco Moser e nel 2016 Ercole Baldini, quest’anno è toccato a Bernard Hinault alzare il trofeo al cielo. Meritatissimo, come le sue tre vittorie in altrettante partecipazioni al Giro d’Italia, nel 1980, 1982 e 1985.
I fiori del vincitore
Nato il 14 novembre 1954 a Yffiniac, un paesino della Bretagna (”Prima sono bretone, poi francese”, dice lui) Bernard Hinault iniziò a correre in bici da giovanissimo, contro il volere della mamma che riteneva pericolose le corse. Alla sua prima gara, Bernard rassicurò la mamma promettendole che sarebbe tornato a casa con i fiori del vincitore. Prese in prestito la bici del fratello, più grande di lui, si recò alla partenza, non lontanissimo ma neanche vicino casa, alla prima curva superò il gruppo di testa e andò in fuga assieme a uno dei corridori più forti della categoria. Vinse Bernard, in volata, e tornò dalla mamma con i fiori del vincitore. Come promesso.
Le Blaireau
Bernard Hinault continuò poi a gareggiare tra gli Allievi e i Dilettanti, vincendo sempre moltissimo. Nel 1975, a 19 anni, passò professionista con la Gitane-Camapagnolo, conquistando il Circuit de la Sarthe, gara a tappe nella Loira. Il suo soprannome, “le Blaireau” (il Tasso), è nato nel 1980, quando due suoi compagni di squadra, al cospetto del giornalista Pierre Chany, definirono Hinault come “un tasso”, perché a volte correva nascondendosi nel gruppo, come se volesse rifugiarsi nella propria tana, e altre volte usciva allo scoperto, azzannando la corsa come un tasso azzanna la sua preda. Da qual momento, il giornalista accostò il soprannome del “Tasso” ogni vola che scriveva di Hinault. Dal canto suo, Bernard apprezzò quel soprannome, poiché effettivamente si riconosceva nelle reazioni istintive del tasso.
La copertina della Gazzetta dello Sport del 7 giugno 1980
I Grandi Giri
Hinault ha ricevuto il Trofeo Senza Fine per le sue tre vittoria al Giro d’Italia, ma nei suoi 12 anni di carriera professionistica ha collezionato successi in ogni specialità, dai Grandi Giri alle Classiche del Nord, al Mondiale. Il Tour de France lo vede trionfare per 5 volte (1978, 1979, 1981, 1982, 1985), con due secondi posti (1984, 1986) e un ritiro nel 1980 causa tendinite quando era in Maglia Gialla. Tre vittorie al Giro (1980, 1982, 1985) su tre partecipazioni, e due alla Vuelta a España (1978, 1983) su due partecipazioni. In pratica, 13 Grandi Giri disputati, 10 vittorie, 2 secondi posti e un ritiro per infortunio quando era al comando. Impressionante. Delle sue tre vittorie al Giro, Hinault ricorda un episodio del 1982: ”Stavamo affrontando il Passo Crocedomini, assieme a Prim, Contini e Baronchelli. Guardando la cartina, mi sembrava una salita lunga, perciò non andai subito all’attacco, lasciando andare avanti gli altri tre, sicuro di riprenderli prima del GPM. Ma valutai male la distanza, e quando vidi la cima, i tre erano ormai già lanciati in discesa verso Boario. Da quel giorno cambiai un po’ la mia tattica, andare a tutta in pianura fino ai piedi della salita, e da lì attaccare.”
Le Classiche e i Mondiali
Tra le Classiche Monumento, Hinault ha conquistato la Paris-Roubaix nel 1981, la Liegi-Bastogne-Liegi (1977 e 1980), il Giro di Lombardia (1979, 1984). Vinse anche la Gent-Wevelgem nel 1977, la Freccia Vallone (1979, 1983), la Amstel Gold Race nel 1981. E poi il Mondiale 1980 su strada, a Sallanches, mentre l’anno seguente, a Praga, conquistò la medaglia di bronzo. Questo solo per citare le principali delle sue 216 vittorie in carriera. Un autentico “gigante” del ciclismo, che per qualità di successi si colloca soltanto dietro a Eddy Merckx e Fausto Coppi.
Volontà ferrea, rispetto aureo
Il “Tasso” Hinault era un corridore dalla caratteristiche eccezionali. Quando voleva vincere una corsa, la vinceva. Ma non la uccideva. La conquistava di giustezza, senza umiliare gli avversari. Che per questo lo rispettavano, al pari di quanto lui rispettava loro. E’ sempre stato un campione ammirato e ben voluto da tutti, non solo in gruppo ma anche tra i tifosi che magari in cuor loro parteggiavano per altri campioni. Un solo corridore lo fece soffrire veramente in carriera, e in particolare al Tour de France, l’olandese Joop Zoetemelk, che vinse la Grande Boucle nel 1980 e arrivò secondo nel 1978 e 1979. Per il resto, dai suoi avversari solo grande ammirazione, stima e rispetto.
”Per me è un grande onore entrare nella Hall of Fame del Giro d’Italia, una delle corse che ho amato di più nella mia carriera. Questa riconoscenza è la stessa che io ho sempre avuto e avrò per il Giro, la sua passione e i suoi tifosi. Tutti i corridori stranieri che sono venuti in Italia a giocarsi questa corsa l’hanno sempre rispettata e dato tutto per vincerla. Il Giro è stato e sempre sarà una manifestazione internazionale di altissimo livello che tutti vogliono conquistare.”, ha detto Hinault.
“La Maglia Rosa è un simbolo, una storia. Rappresenta un valore ed è bello andare a cercarla ogni giorno di gara. Per me la Maglia Rosa ha lo stesso valore intrinseco di altre maglie importanti che ho indossato come quella arcobaleno o quella gialla del Tour. Chi potrebbe essere il mio successore nella Hall of Fame del Giro d’Italia? Faccio due nomi: Miguel Indurain e Giuseppe Saronni.”
”Ho visto il percorso di questo Giro100 e mi sembra molto bello. Ha tutto per essere avvincente fino alla fine: salite, cronometro e tante tappe insidiose. E’ veramente duro e completo. Credo che i favoriti possano essere Quintana e Nibali.”
UCI, squadre e licenze
Da grande saggio del ciclismo qual’è, Hinault ha una visione molto chiara di ciò che dovrebbe essere il mondo del ciclismo professionistico, governato dall’UCI. ”Oggi ci sono 18 squadre Pro Tour che ottengono la massima licenza grazie al budget di cui dispongono. Non c’è ricambio tra Pro Tour, Professional Continental e Continental, a meno che qualche squadra si trovi senza sostegno finanziario. Il ciclismo dovrebbe essere strutturato come altri sport, con campionati di prima, seconda e terza divisione, con promozioni e retrocessioni in base ai risultati sportivi, e non ai soldi. E le licenze andrebbero assegnate in base ai punteggi ottenuti dalle squadre. Così ne guadagnerebbe lo spettacolo, tutti i corridori si impegnerebbero maggiormente. L’UCI deve cambiare le regole, altrimenti questo ciclismo rischia il tracollo.”
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L’esterno del Teatro Gerolamo, a Milano

Bernard Hinault tra Felice Gimondi e Vittorio Adorni, anch’egli nato il 14 novembre

Sul palco, da sinistra Andrea Monti (direttore della Gazzetta dello Sport), Silvano Contini, Gianni Motta, Gilberto Simoni, Vittorio Adorni, Giuseppe Saronni, la moglie del compianto Wladimiro Panizza, Bernard Hinault con il Trofeo Senza Fine, Francesco Moser, Felice Gimondi, Dino Zandegù, Mauro Vegni (direttore del Giro d’Italia), Aldo Moser e Stefano Allocchio (direttore di corsa del Giro d’Italia)

Stessi protagonisti di cui sopra, ma senza Dino Zandegù. In basso a sinistra Andrea Berton

Vittorio Adorni e Beppe Saronni

Silvano Contini, Beppe Saronni e Bernard Hinault

Il Cav. Pietro Santini con “Gibo” Simoni
Articolo a cura di Roberto Chiappa
Foto: © Tech-Cycling (Sergio Doria e Roberto Chiappa) – © Ufficio Stampa Ciclismo RCS Sport

















