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Giro d’Italia “Hall of Fame”, ecco Francesco Moser

Il campione trentino ha ricevuto ieri presso l’Upcycle Bike Cafè di Milano il Trofeo Senza Fine in virtù della sua memorabile vittoria al Giro d’Italia 1984. Nell’albo d’oro si aggiunge a Eddy Merckx (2012), Felice Gimondi (2013) e Stephen Roche (2014). Presenti alla cerimonia anche i fratelli Aldo e Diego Moser, e il fido gregario Palmiro Masciarelli.

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Ambiente piccolo ma accogliente, quello dell’Upcycle Bike Cafè di Via Ampere a Milano. Alle pareti, le maglie rosa indossate da Francesco Moser nel corso dei suoi 13 Giri d’Italia (dal 1973 al 1986, eccetto il 1975), la bici con la quale corse nel 1978, alcune foto che lo ritraggono durante le gare. Giornalisti, fotografi, operatori TV, i fratelli Aldo e Diego, entrambi ex professionisti ed ex azzurri di ciclismo, Palmiro Masciarelli, il suo decennale gregario con il quale divideva anche le stanze d’albergo, e Gianluigi Stanga, direttore sportivo che ebbe Francesco Moser nella Supermercati Brianzoli, anno 1984.

Aldo, Diego e Francesco Moser
Aldo, Diego e Francesco Moser

Francesco Moser è nato il 19 giugno 1951 a Palù di Giovo (TN), paese di 525 anime con 5 campioni del ciclismo appartenenti alla famiglia Moser (Aldo, Diego, Francesco, lo scomparso Enzo e Moreno, figlio di Diego e attuale pro con la Cannondale-Garmin). Campioni che diventano 6 aggiungendo anche Gilberto Simoni, cugino di secondo grado di Francesco. Questione di DNA, forse. O semplice coincidenza. Ma anche fattori ambientali e spirito di emulazione. Da ragazzo, Francesco voleva correre a tutti i costi, seguendo il fratello Diego. Ma la mamma si opponeva, perché avrebbe perso un valido aiuto per il lavoro della tenuta agricola, che a quei tempi era l’unica fonte di sostentamento certa. A 18 anni, Diego regalò una bicicletta a Francesco, che voleva gareggiare, strappandogli la promessa che avrebbe abbandonato le gare qualora i risultati non fossero stati degni di prosieguo. Ma Francesco aveva stoffa in abbondanza. La prima corsa andò bene, la seconda la vinse. E da lì non si fermò più.

Francesco Moser al Giro d'Italia 1984
Francesco Moser al Giro d’Italia 1984

Il palmares di Francesco Moser è impressionante. Con 273 vittorie da professionista su strada, Francesco Moser è il terzo corridore a livello mondiale, preceduto dall’inarrivabile Eddy Merckx (426 vittorie) e Rik Van Looy (379). Numeri impossibili da replicare oggigiorno, dove la specializzazione ha raggiunto livelli troppo elevati. Soprannominato “Sceriffo”, per come gestiva i compagni e il gruppo, Francesco ha vinto tantissimo in tutte le specialità, dalla pista alle grandi classiche, dai Campionati del Mondo ai giri a tappe, al Record dell’ora. Unico ad avere vinto tre Paris-Roubaix consecutive (dal 1978 al 1980), primo a ricevere il trofeo con la pietra di pavé, che fu una sua idea suggerita agli organizzatori. Entra nella “Hall of Fame” del Giro d’Italia grazie alla sua entusiasmante vittoria del 1984, quando nella cronometro individuale conclusiva da Soave a Verona recuperò 1’21” a Laurent Fignon, infliggendogli alla fine più di un minuto.

Quel Giro, nelle parole di Francesco Moser: ”Il Giro d’Italia 1984 era iniziato bene per me, nel prologo di 5 km a cronometro, a Lucca, conquistai subito la maglia rosa. Ma il giorno seguente dovetti cederla a Laurent Fignon, che si aggiudicò la cronosquadre da Marina di Pietrasanta a Firenze. La quinta tappa, da Numana con l’arrivo in salita al Blockhaus, sembrava favorevole a Fignon, ottimo scalatore. Invece il francese non si alimentò adeguatamente, la tappa fu vinta da Moreno Argentin e io tornai in maglia rosa. La tenni fino alla 20esima, quando Fignon fece il vuoto nei 169 km tra Selva di Val Gardena e Arabba. Mi ritrovai così con 1’21” di ritardo da lui. La frazione seguente, Arabba – Treviso, non cambiò i distacchi. Rimaneva la crono finale, 42 km da Soave a Verona. Su consiglio del mio gregario Palmiro Masciarelli, per quella prova decisi di utilizzare la bici con ruote lenticolari, che si rivelarono determinanti per il successo finale. Un grande aiuto lo ebbi anche dal pubblico, assiepato lungo tutto il percorso, con un tifo straordinario che mi spinse a dare il massimo. E poi il boato della folla quando entrai nell’Arena di Verona, roba da pelle d’oca.”

Palmiro Masciarelli mentre racconta del Giro 1984
Palmiro Masciarelli mentre racconta del Giro 1984

L’antefatto della cronometro finale dalle parole di Palmiro Masciarelli: ”La sera prima di quella cronometro, né Francesco né io eravamo rassegnati a perdere il Giro. Così mi sono messo a fare qualche calcolo, vedendo che Fignon, nel prologo cronometrato di Lucca, aveva perso circa 3” al km. In teoria, sui 42 km dell’indomani, Francesco avrebbe potuto recuperare tutti gli 81” di svantaggio. La mattina della cronometro, dico al nostro meccanico di prepararmi la bici con le ruote lenticolari, mentre Francesco esce con le ruote classiche. Non le avevo mai provate, ma mi ci trovai subito bene, tanto da consigliarle a Francesco. Dopo qualche minuto di perplessità da parte sua, Francesco decide di provarle. Da qual momento, non le ha più tolte dalla bici, se non dopo la conclusione della tappa.”


Francesco Moser mentre taglia per primo il traguardo della Milano-Sanremo 1984

L’annata agonistica 1984 di Francesco Moser lo ha visto trionfare non solo al Giro d’Italia ma anche al Giro dell’Etna, al Giro del Lazio, a due tappe della Vuelta a España e alla Milano-Sanremo, classicissima che si correrà domani e per la quale Francesco indica un possibile vincitore: ”E’ una gara di grande importanza, per i corridori e per il pubblico. Può terminare in molti modi. Se il gruppo si addormenta, può anche essere vinta con una fuga da lontano. Con il ritorno del traguardo in Via Roma la volata è più aperta, perché la strada è lunga e diritta. Comunque credo che vincerà un velocista, come quasi sempre accade. Il mio favorito per domenica è Alexander Kristoff. Bisogna essere veloci ma prima superare indenni il Poggio. Inoltre ogni volta che c’è stato cattivo tempo i pronostici della vigilia sono stati spesso disattesi. Vedremo…”

Pier Bergonzi, giornalista e vice-direttore della Gazzetta dello Sport, con Francesco Moser
Pier Bergonzi, giornalista e vice-direttore della Gazzetta dello Sport, con Francesco Moser

Molti gli aneddoti di gara narrati da Francesco Moser nel corso della cerimonia. Uno su tutti: ”Giro d’Italia 1974, 21esima tappa, 194 km da Misurina a Bassano del Grappa. José Mauel Fuente, che aveva vinto il giorno prima alle Tre cime di Lavaredo, va in fuga solitaria fin dai primi metri, come al suo solito. Era un attaccante nato, correva sempre dando tutto fin dall’inizio. Eddy Merckx e io ci gettiamo all’inseguimento, io quasi sempre coperto perché stavamo tirando a tutta ed ero al limite. Praticamente abbiamo fatto gara noi tre a ritmi pazzeschi, tanto da giungere al termine con un’ora di anticipo sulla crono tabella. Avevano appena montato lo striscione di arrivo, ma non c’era nemmeno uno spettatore, era troppo presto.”

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Altri tempi, altro ciclismo, altri corridori, impegnati in ogni tipo di gara per quasi 50 settimane all’anno. Impensabile, ai tempi attuali. Trofeo Senza Fine più che meritato per Francesco Moser. ”Ricevere questo bellissimo trofeo è davvero speciale per me che ho un feeling particolare con i trofei: il famoso trofeo della Parigi-Roubaix con la pietra del pavé è stata una mia idea suggerita agli organizzatori. Sono anche stato il primo di sempre a riceverlo. Il trofeo del Giro d’Italia è unico, anche perché il design permette di poterci scrivere il nome di tutti i vincitori negli anni, ed è bello vedere il proprio nome accanto ad altri grandi del ciclismo passati e futuri. Tra mille anni ce ne saranno moltissimi, servirà un trofeo grandissimo.”

Non sappiamo se tra mille anni ci sarà ancora il Giro d’Italia. Ce lo auguriamo. Resterà invece, sicuramente, il ricordo di tutte le meravigliose pagine della storia del ciclismo firmate da Francesco Moser, che oggi dirige la prestigiosa azienda vitivinicola di famiglia.


—— FOTOGALLERY ——

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Francesco Moser con la sua bicicletta del 1978
Francesco Moser con la sua bicicletta del 1978
Francesco Moser mentre gonfia i tubolari
Francesco Moser mentre gonfia i tubolari
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La bicicletta di Francesco Moser, anno agonistico 1978
La bicicletta di Francesco Moser, anno agonistico 1978
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Ciclismo: Giro d'Italia Hall of Fame; Francesco Moser
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Ciclismo: Giro d'Italia Hall of Fame; Francesco Moser
Ciclismo: Giro d'Italia Hall of Fame; Francesco Moser
Aldo, Francesco e Diego Moser
Aldo, Francesco e Diego Moser


Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: © Tech-Cycling (Roberto Chiappa) – © ANSA (Dal Zennaro – Peri) – © Bettini photo

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