UCI, nuove regole anti-doping

In vigore dal 1 gennaio 2015 il nuovo regolamento UCI anti-doping. La squalifica iniziale per l’atleta aumenta a 4 anni, le società rischiano multe salatissime e sospensioni fino a 45 giorni. Rivisti anche i criteri di rilascio e approvazione delle esenzioni terapeutiche (TUE).
Il cerchio si stringe. UCI e WADA, decisi più che mai a sconfiggere il doping nello sport e nella fattispecie nel ciclismo, hanno attuato una sinergia legislativa che imporrà maggior rigore e attenzione ai casi di doping.

La prima violazione costerà all’atleta 4 anni di squalifica, comunque dimezzabili nei casi di ammissione e collaborazione, nonché di valutazione accessoria della gravità dell’infrazione commessa. Non è molto, ma è già meglio di come andavano le cose fino a pochi giorni fa. L’atleta incorrerà in una squalifica se dovesse eludere tre controlli anti-doping nell’arco di 12 mesi (prima erano 18). I campioni utilizzati per i controlli saranno conservati per 10 anni (prima erano 8). Il protocollo ADRV (Anti Doping Rule Violations) potrà essere applicato all’atleta anche nel caso di testimonianza contro di esso proveniente da terze parti, oppure da altre evidenze documentali, o da anomalie riscontrate nel passaporto biologico, o da frequentazioni di qualsiasi natura con soggetti squalificati o inibiti per doping (chiaro messaggio a tutti i “pazienti” del Dott. Michele Ferrari).

Le nuove regole colpiranno anche le società sportive, prima lasciate illese. Nessuna sanzione per il primo caso di ADRV, multa del 5% del budget annuale alla seconda e terza infrazione riscontrata nell’arco di 12 mesi, con sospensione della licenza del team per un periodo variabile da 15 a 45 giorni. Considerato che il budget annuale di una squadra è di circa 15-20 milioni di euro, i conti sono presto fatti. Tali sanzioni potranno essere ridotte se l’infrazione ADRV dovesse risultare non imputabile direttamente all’atleta, oppure la società dimostri di avere adottato tutte le misure per evitare l’infrazione anti-doping dell’atleta senza alcun coinvolgimento da parte dei dirigenti e dello staff del team.

Cambia qualcosa anche per quanto riguarda le famigerate TUE (Therapeutic Use Exemption), cioè le dichiarazioni di esenzione terapeutica. Solitamente rilasciate dai medici di fiducia delle squadre o dei corridori, consentono all’atleta – per necessità mediche curative – l’utilizzo di prodotti farmaceutici ritenuti dopanti. D’ora in avanti, le esenzioni TUE dovranno essere preventivamente approvate dall’UCI oppure da un ente nazionale anti-doping riconosciuto e autorizzato dall’UCI. Non sarà più possibile presentare una esenzione TUE retroattiva.

La nuova normativa rappresenta indubbiamente un passo in avanti nella lotta al doping. Personalmente riteniamo però che il passo effettuato sia ancora un po’ piccolo e velleitario per arrestare la corsa al “gioco sporco”. Avremmo visto bene una squalifica maggiore di 4 anni e una pesante multa anche per gli atleti, non solo per le società. Dobbiamo accontentarci di ciò che decide il legislatore in materia, guardando il “lato buono” del ciclismo. Sempre che ancora sia rimasto tale.
Articolo a cura di Roberto Chiappa




