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Spadabike, ruote d’eccellenza

Alla scoperta del mondo di Spadabike, brand specializzato nell’alta tecnologia ciclistica applicata a ruote e componenti. La filosofia aziendale, i progetti, i macchinari, la camera dei segreti, le creazioni esoteriche e i test maniacali.


Spadabike è oggi indubbiamente una delle realtà più affermate per quanto riguarda la progettazione e la realizzazione dell’intero “sistema ruota”, pur non potendo ancora vantare numeri su larghissima scala. L’attività della famiglia Spada nel settore ciclistico ebbe inizio nel secondo dopoguerra, con il nonno che delle bici riparava qualunque cosa. Proseguì poi con il padre Andrea, che fu anche campione provinciale su strada nel 1950 e avviò in seguito l’attività di vendita. La terza generazione è quella di Corrado, classe 1969, personaggio celebre tra gli appassionati cultori delle innovazioni tecniche e della leggerezza. Diplomatosi perito industriale informatico, Corrado si appassionò ben presto alla tecnologia ciclistica. A 19 anni iniziò a costruire telai in acciaio, su misura. Poi passò all’alluminio, tra bici da corsa e mountain bike. Ma il suo pallino divenne la componentistica. Mozzi, serie sterzo, manubri, stem, reggisella… continui studi e approfondimenti in materia fecero e fanno tuttora di Corrado un paladino del rapporto tra leggerezza, performance e resistenza dei componenti.

”Ho iniziato la mia carriera realizzando telai di biciclette, ma non potevo disporre della capacità produttiva dei grandi marchi, ciò che riuscivo a ricavare era poca cosa” – racconta Corrado “così mi sono dedicato allo studio e alla realizzazione di componenti che fossero molto leggeri ma anche sufficientemente robusti. Ruote, in particolare. In negozio arrivavano clienti con ruote da riparare e problematiche di vario tipo. Raggi rotti, cerchi criccati, mozzi grippati… analizzavo i problemi, li risolvevo per quanto mi fosse possibile e parallelamente miglioravo lo studio e la progettazione dei miei componenti. Devo dire che in tutti questi anni ho imparato moltissimo dagli errori tecnici degli altri. Così sono cresciuto fino a raggiungere l’attuale dimensione aziendale che è Spadabike.” – ha detto Corrado.

Da sempre, Spadabike persegue la precisione maniacale, la costante ricerca della perfezione attraverso l’innovazione e le migliorie tecniche. Celebri i loro mozzi Cristallo ultraleggeri, a due cuscinetti, schema progettuale ideato da Corrado stesso. ”Nell’architettura del mozzo posteriore a 2 cuscinetti, il carico è applicato alle estremità del perno, corpo del mozzo e ruota libera sono tutt’uno. In quella a 4 cuscinetti, invece, il peso del ciclista ricade al centro del perno e il segmento di competenza della ruota libera non contribuisce alla rigidità della struttura. Lo schema a 2 cuscinetti ha una base più larga, distribuendo maggiormente le sollecitazioni, aumentando la rigidità laterale e riducendo gli attriti, stante il minor numero di elementi in rotazione.” – afferma Corrado.

E attorno ai mozzi Cristallo, Spadabike ha progettato l’intero “sistema ruota”, evolvendolo continuamente di pari passo con l’avvento di nuovi materiali e tecnologie. Prima le leghe di alluminio, poi il carbonio. Corrado supervisiona l’intero processo realizzativo aziendale. L’idea, il progetto a computer con programmi CAD-CAM, la stampa dei modelli in 3D, la prototipazione, le simulazioni e i test, la certificazione e la produzione in serie. Le parti CNC sono realizzate da una ditta locale, che dista 2 km dalla sede Spadabike dispone di macchinari di altissima tecnologia, come per esempio i torni a 6 assi. Il carbonio arriva dal Veneto, i restanti componenti da altre zone del Nord Italia. Tutto Made in Italy, dunque, con la sola eccezione dei cuscinetti, i nipponici Ezo Japan, indubbiamente tra i migliori per scorrevolezza e longevità prestazionale.

Il controllo qualità e il test preliminari sono effettuati direttamente in azienda. Ogni lotto produttivo viene sottoposto a scrupolosi check-up per individuare eventuali criticità. Siamo rimasti affascinati dalla “camera dei segreti” presente nel laboratorio Spadabike. Una stanza con svariati macchinari, progettati da Corrado per replicare lo stress test dei componenti. C’è la macchina che simula i percorsi stradali con le buche, quella che sottopone a sforzo la ruota libera dei mozzi, un’altra che determina il carico su raggi e cerchio. Una cosuccia che arriva fino a 500 kg di carico. ”Non c’è nostro prodotto che prima di essere venduto non passi per queste macchine” – afferma Corrado ”In azienda vogliamo conoscere il limite di stress di tutte le nostre ruote, anche se devo dire che di una non siamo riuscito a saperlo. Dopo 1.250.000 cicli, più del triplo di quanto occorre per la certificazione, le Stiletto erano ancora perfette. Non avevamo altro tempo per proseguire nel test, così ci siamo fermati. Forse però un giorno ci riproveremo.” – ha detto Corrado sorridendo.

Tutte le ruote Spadabike riportano un limite di peso massimo del ciclista per il loro utilizzo. ”A ben vedere potremmo indicare un limite superiore, perché in effetti tutte le nostre ruote, strada o MTB, hanno una resistenza a carichi maggiori, però preferiamo attenerci alla certificazione di prodotto. Qualora un cliente si presentasse con una nostra ruota danneggiata, la sottoponiamo ad accurato esame e, nel caso in cui riscontrassimo un difetto strutturale, la sostituiamo gratuitamente. In tutti gli altri casi abbiamo un programma di Crash Replacement, con presa in carico a domicilio delle ruote e sconto del 30% sull’acquisto del nuovo.” – ha detto Corrado.

Corrado è anche un appassionato di moto da enduro, disciplina che ha praticato da giovane. In possesso di un’ottima tecnica e grande sensibilità di guida, è lui stesso che collauda in prima battuta i suoi prodotti MTB sui sentieracci valtellinesi, e quelli stradali sulle salite mito (Mortirolo, Bernina, Aprica, Gavia le più vicine). Dopo la prova pratica sul campo, i prodotti tornano in laboratorio per verificare con estrema precisione le eventuali deformazioni, il profilo e la centratura. ”E’ bastato cambiare di mezzo grado, pari a circa 2 millesimi di millimetro, l’inclinazione dei fori dei nipples sul cerchio per aumentarne del 40% la resistenza globale.” – ha affermato Corrado.

Severi test accompagnano anche le realizzazioni in carbonio. ”I nostri cerchi in carbonio per bici da corsa con freni caliper hanno la pista frenante dotata di speciale riporto in basalto. Sopportano tranquillamente temperature di 260°C senza presentare il minimo segno di delaminazione. Proviamo personalmente queste ruote nelle discese più impegnative, come quella del Mortirolo, e non abbiamo mai avuto problemi di frenata, neppure con asfalto bagnato.” – ha dichiarato Corrado.

Nei laboratori Spadabike vengono periodicamente organizzati anche corsi di centratura e manutenzione ruote, uno base e l’altro più avanzato, dedicato più che altro ai negozianti e ad amatori evoluti.

La precisione e il desiderio di migliorarsi riscontrabili nelle maestranze di Spadabike non vengono mai meno in ogni azione compiuta. ”Abbiamo ideato un’App che, tramite apposito macchinario, effettua una pre-tensionatura dei raggi. Ci ha fatto risparmiare il 60% del tempo nel costruire una ruota. Il rimanente lavoro lo completiamo noi manualmente. La stessa App è in grado di misurare la tensionatura di ogni raggio con una precisione di un decimo di grammo. Il tutto può essere facilmente e visivamente controllato da smartphone o tablet.” – ha affermato Corrado.

Innovazione, certo, ma anche saggezza da parte di Spadabike, fedele alla propria filosofia realizzativa, talvolta distante dalle scelte di massa del mercato. Come nel caso delle ruote da corsa a largo canale del cerchio, scelta tecnica in auge per un paio d’anni e poi rientrata nei ranghi più classici. ”Non abbiamo mai dato troppo credito alla validità dei cerchi stradali più larghi di 20 mm per le bici da corsa, valore più che sufficiente per pedalare su asfalto con copertoncini fino a 28 mm di sezione. Il cerchio largo squadra troppo il copertoncino, non lo rende sufficientemente duttile in piega e diminuisce anche l’assorbimento delle asperità, pur conferendo maggiore precisione di guida. Altro discorso è una ruota da gravel, in quel caso abbiamo anche cerchi con canale interno da 18 mm e larghezza 24 mm sui quali si possono montare copertoni fino a 32, 35 mm.” – ha detto Corrado.

Può sembrare bizzarro che Spadabike, sostenitrice della leggerezza, produca anche validissime ruote per l’enduro MTB. ”Per la Mountain bike Cross country abbiamo le Excalibur e le Rapido, sia in carbonio sia in alluminio. Per il Trail biking e l’Enduro ci sono le celebri, robuste e affidabilissime Tananai in alluminio e poi le Manikomi, nella duplice versione in carbonio e in alluminio. Siamo molto contenti dei risultati sul campo, l’affidabilità dimostrata finora va oltre le nostre aspettative. Al momento stiamo anche ultimando i test per due wheelset dedicati alle possenti MTB elettriche, si tratta delle ruote Tesla ed Elewatt-R, con cerchio 27.5”+ largo 30 mm e ruota libera sovradimensionata per sopportare la maggiore coppia motrice. Avremo modo di parlarne ancora.” – conclude Corrado.



– Sito web Spadabike


— VIDEO —

Alcuni video tratti dal canale YouTube Spadabike con le novità più interessanti














— FOTOGALLERY —


Una ruota Breva Carbon 32


Le mollettine distanziali del corpetto ruota libera, una Breva Carbon 32 e il mozzo Newton prima dell’assemblaggio


La stampante 3D


Flange mozzo realizzate con la stampante 3D


Semilavorati in ergal


Mozzi Zyko, pensati per l’enduro


Una delle fasi di centratura elettronica delle ruote


Corrado Spada accanto a uno dei macchinari per la lavorazione CNC


Sembrano prodotti appena sfornati, e in un certo senso lo sono


Chi non vorrebbe avere uno scaffale ricambi come questo?


Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: © Tech-Cycling (Sergio Doria)
Video: © Spadabike

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2 Commenti

  1. Con tutto il rispetto che nutro per il Sigor Spada, come si può parlare di angoli e usare come misura di riferimento i millimetri e non i gradi?
    ”E’ bastato cambiare di 2 millesimi di millimetro l’inclinazione dei fori dei nipples sul cerchio per aumentarne del 40% la resistenza globale.”

    E riferendosi alla tensionatura dei raggi, parla di decimi di grammo quando le misure in gioco sono delle forze, cioè i chilogrammi forza (kgf) ?
    ”Abbiamo ideato un’App che, tramite apposito macchinario, effettua una pre-tensionatura dei raggi. Ci ha fatto risparmiare il 60% del tempo nel costruire una ruota. Il rimanente lavoro lo completiamo noi manualmente. La stessa App è in grado di misurare la tensionatura di ogni raggio con una precisione di un decimo di grammo. Il tutto può essere facilmente e visivamente controllato da smartphone o tablet.”

    1. Ciao Mauro,
      ti ringraziamo per il tuo intervento, assolutamente pertinente e chiarificatore.
      Per quanto concerne l’inclinazione dei fori dei nipples, la tua puntualizzazione ci ha fatto notare un nostro errore, in quanto non avevamo specificato i gradi ma solo i millimetri. Ora abbiamo aggiunto questa informazione.
      Quanto all’App che misura il decimo di grammo… fornisce l’idea della precisione maniacale rivolta anche a un componente la cui tensione è sì di svariati kg (anche più di un quintale), ma può essere influenzata anche da una differenza di poche decine di grammi su ogni raggio. Se l’App Spadabike si spinge fino al decigrammo, significa che si può arrivare a precisioni molto sofisticate.

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