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Sonny Colbrelli lascia e raddoppia

Il 15 novembre Sonny Colbrelli ha tenuto una conferenza stampa presso la sede aziendale di FSA di Busnago (MB), motivando le ragioni del suo forzato ritiro agonistico e illustrando le sue prospettive per il futuro tra staff, atleti e giovani ciclisti.


Il ciclismo, come sanno bene tutti coloro che pedalano, è sudore, fatica e passione. Ieri Sonny Colbrelli ha mostrato tutta la passione che lo anima e che lo ha portato a vincere il titolo italiano, l’europeo e la Parigi-Roubaix nel medesimo anno.Nella conferenza stampa di addio al ciclismo, alla domanda di Davide Cassani “Quando hai deciso di lasciare il ciclismo?” l’ormai ex corridore bresciano ha risposto d’istinto “Io non ho mai deciso”.

E con il cuore Sonny è sempre lì, sul pullman della squadra ad attaccare il numero sulla schiena. E’ la testa, la ragione, che gli dice che è meglio stare a casa. “Di notte, a letto, avevo anche pensato di togliere il defibrillatore, di fare ancora 2-3 anni al top e poi…. rimetterlo! Ho parlato anche con Christian Eriksen, il calciatore vittima del mio stesso problema. Qualche giorno dopo il mio incidente ho chiesto il numero e gli ho mandato un messaggio, posso chiamarti? Mi ha risposto immediatamente dicendo che mi avrebbe richiamato dopo un quarto d’ora perché stava finendo un allenamento. Pensate la mia emozione quando un calciatore di quel livello ti risponde al telefono”.

“Ci siamo parlati e subito ho capito che avevamo sofferto lo stesso problema, però Eriksen mi ha fatto notare che intorno al campo da calcio c’è un defibrillatore, un’ambulanza con personale preparato a intervenire, in bici sei solo e spesso lontano da chi ti può aiutare, e se mi dovesse ricapitare un altro arresto cardiaco, magari in discesa ad alta velocità, potrei farmi veramente male. La vita è una sola”.

Sonny rimarrà legato alla Bahrain Victorious per almeno altri due anni, la squadra non lo ha mai abbandonato, insieme volevano vincere il Fiandre, il grande sogno di Sonny, e insieme continueranno a vincere con Sonny nel ruolo di ambasciatore, tester ma soprattutto di uomo squadra, di collante tra i corridori e il team, attività in cui il bresciano è insuperabile. Parallelamente potrebbe anche seguire le formazioni giovanili legate al team Bahrain.

Conclusa la sua carriera professionistica, Sonny ha deciso di produrre biciclette iniziando con una Merida Reacto in edizione limitata a 71 pezzi, 71 come il suo numero di gara alla Roubaix, con componenti e trasmissione identici a quelli usati dal team Pro Tour e colorazione ancora top secret. Della grafica si conosce al momento solo il logo, disegnato da Jonny Mole, che riproduce il Cobra.

Tra i progetti di Sonny c’è anche una Academy dove i giovani ciclisti possano divertirsi, allenarsi in spazi sicuri lontani dal traffico, provare la multi-disciplina e crescere agonisticamente senza pressioni.







Articolo a cura di Sergio Doria

Foto: © Tech-Cycling (Sergio Doria) – © Sprint Cycling Agency

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