Rosti, Sitip e Roica firmano le divise ecosostenibili dello Scott Racing Team

La partnership tra Scott Racing Team, Rosti, Sitip e Roica ha dato origine alla divisa 100% sostenibile indossata dai biker della squadra bergamasca di MTB. La recente impresa di Juri Ragnoli, che ha scalato per 10 volte consecutive il Monte Gölem, ha portato all’attenzione di tutti il suo kit di abbigliamento realizzato da filati riciclati.
Lo scorso 4 luglio Juri Ragnoli, capitano dello Scott Racing Team, ha tentato un “doppio everesting” del Monte Gölem (Monte Guglielmo), sommità poco sopra il Lago d’Iseo, palestra di allenamento di moltissimi biker bresciani e non solo. L’impresa gli è sfuggita di poco, a causa di problemi gastrici, ma in 10 salite Juri ha totalizzato 232.4 km con 12.738 metri di dislivello positivo. Una singola salita di 12.5 km prevedeva 1.310 metri di dislivello, che Juri riusciva a coprire mediamente in 1h40’ o poco più. Al di là del significato agonistico di accumulare sui pedali 17.696 metri di dislivello – tanto misura il “doppio everesting”, cioè due volte l’altezza del Monte Everest – l’impresa di Juri Ragnoli ha portato all’attenzione collettiva una sfida industriale, economica e sociale ben più grande. Il kit di abbigliamento del biker bresciano era infatti realizzato con filati sintetici interamente derivanti da processi produttivi di riciclo di materie plastiche, nella fattispecie polietilene ed elastomeri.
Tutto ciò è stato reso possibile grazie alle sinergie tra Sitip (SpA fondata nel 1959, è una delle principali aziende tessili italiane e una delle maggiori aziende di maglieria in Europa, operante nei settori delle applicazioni industriali e sportive ad alte prestazioni), Roica (marchio di proprietà della multinazionale giapponese Asahi Kasei, casa produttrice di filati elastici certificati GRS – Global Recycled Standard – come quelli utilizzati nel kit del Team Scott Racing) e Rosti (maglificio bergamasco che ha disegnato e confezionato le divise del team). Sitip ha messo i propri filati, Roica la componente elastomerica, Rosti ha realizzato il kit considerando le esigenza dei biker della squadra. Il risultato è un abbigliamento derivante da materiale interamente riciclato, che tuttavia eccelle per traspirabilità, comfort, tenuta della forma, resistenza, facilità di manutenzione, stile ed ergonomia.
“Quando si affrontano sfide sportive, avere i giusti alleati è fondamentale nel sostenere la propria corsa verso l’obiettivo”, ha detto Juri Ragnoli. Già, ma perché utilizzare abbigliamento 100% ecosostenibile, il cui prezzo finale al consumatore è pressoché identico ad altri prodotti derivanti da cicli produttivi integri, non di riciclo? Indagini di mercato a livello europeo affermano che il 75% delle persone è orientata all’acquisto di prodotti ecosostenibili, abbigliamento incluso. E la recente situazione di emergenza imposta dal Coronavirus ha rafforzato questa convinzione.
Il crescente problema dell’inquinamento atmosferico terrestre ha portato moltissime industrie a riconsiderare i propri processi produttivi in ottica “green”. Se si pensa che il 10% delle emissioni di CO2 deriva dal settore tessile, ecco che la scelta di Sitip e Asahi Kasei Corporation di rielaborare la produzione partendo da materiali di riciclo – fino a pochi anni fa considerati di scarto – va a inquadrarsi in un contesto di maggior benessere per l’uomo e l’ambiente. La casa nipponica, che ha un polo produttivo europeo in Germania, è una delle poche a poter vantare processi industriali a “scarto zero”, nei quali cioè tutti i ritagli delle lavorazioni vengono impiegati nuovamente in altri cicli produttivi interni. Una produzione industriale derivante dal riciclo non ha costi inferiori rispetto all’impiego di materie prime “vergini”, ma evidentemente le case che decidono di convertirsi alla ecosostenibilità ambientale hanno buoni motivi per farlo, con ricavi che coprono i costi. Ciò che vogliamo comunque sottolineare, unendoci al giudizio dei biker del Team Scott, è che i prodotti derivanti dal riciclo sono assolutamente identici in termini di performance a quelli derivanti da processi industriali tradizionali, molto più inquinanti.
Articolo a cura di Roberto Chiappa
Foto: © Scott Racing Team (Ufficio Stampa)







