Rodney Soncco, il volto Inca dell’ultracycling

Peruviano di nascita, pizzaiolo di professione, ultracycler per passione. Rodney Soncco ha scoperto la bicicletta 10 anni fa, iniziando a pedalare per andare in vacanza. Da allora, un crescendo. Dal 2017 si è dedicato alle gare di ultracycling, cogliendo numerosi successi. Conosciamolo meglio.
Oggi 14 agosto inizia una delle gare ciclistiche più dure del pianeta: è la terza edizione dell’Inca Divide, con partenza e arrivo nella cittadina di Trujillo, 1.650 km no-stop e ben 32.500 metri di dislivello sulle Ande peruviane seguendo le antiche piste degli Inca.
Tech-Cycling seguirà questa competizione di ultracycling grazie a Rodney Soncco, atleta peruviano residente in Italia, che durante lo svolgimento della gara ci racconterà le sue esperienze. Ma prima della partenza ufficiale andiamo a conoscere il nostro inviato speciale.
Rodney nasce in Perù, ai 2.900 metri di quota di Urubamba, il 28 luglio 1989. Nel 2002 si trasferisce in Italia, a Bellusco in provincia di Monza e Brianza, dove oggi gestisce una pizzeria insieme ai fratelli. La storia di Rodney è molto particolare, sentirlo parlare è come ascoltare un gruppo di ciclisti, con le loro avventure a pedali, le emozioni, il sudore tutte concentrate in un unico uomo.
Sarà che Rodney è un discendente del popolo Inca, sarà che Soncco nell’antica lingua Inca significa “cuore”, ma tutto ciò che fa sui pedali è intriso di passione.
Rodney, come sei arrivato alle gare ultracycling? “Ho iniziato ad andare in bici nel 2009, d’estate, solo in città, tutti gli amici in vacanza. Volevo andare da qualche parte ma non sapevo né come né dove. Presi la cartina dell’Italia e scelsi la Sicilia perché mi sembrava interessante ed era il posto più lontano. Messi un po’ di vestiti nello zaino, qualcosa per mangiare e dormire e via in bici (una Crespi da corsa in acciaio, comprata usata, 6 rapporti e corone 53/42). Il viaggio fu una vera avventura, pedalare mi faceva sentire totalmente libero e mi innamorai del ciclismo e delle lunghe distanze. Devo dire che da questa prima esaltante esperienza fui costretto a rientrare in treno per un guasto alla bici, il viaggio di ritorno fu una vera tortura e dentro di me mi promisi che da li in poi sarei sempre rientrato con i miei mezzi.”
”Negli anni successivi aumentarono le distanze e con esse il divertimento, il piacere della libertà e l’emozione di conoscere nuove persone lungo il percorso. Ero sempre alla ricerca di nuovi orizzonti e tracciati diversi. Una sera del 2017, navigando in rete, scoprii una gara in Perù, la mia terra. Il traguardo era a 50 km da Urubamba, avrei anche potuto fare un salto a casa a salutare i miei nonni. Così mi iscrissi. Era la prima edizione della Inca Divide, quella con 63mila metri di dislivello. Partito senza sapere esattamente cosa avrei potuto aspettarmi, arrivai al traguardo con tre giorni di vantaggio sul secondo.”
Quindi la prima Inca Divide è andata ad un discendente del popolo Inca? “Si, ero felicissimo ma dovevo aspettare almeno tre giorni per gli altri atleti sul podio, allora ho chiesto agli organizzatori di poter andare a Urubamba a trovare i miei parenti. Il giorno seguente sono uscito in bici con mio cugino e sono caduto, 3.500 km di gara e poi vado a cadere sotto casa. In tutte le foto sul podio ho una mano ingessata.”
E la seconda Inca Divide? “Sono tornato nel 2018 e ho vinto ancora, nel frattempo era nato un circuito di quattro gare: Oman, dove sono arrivato primo, Corsica, squalificato, (non ho visto un segnale che indicava un loop sul percorso, tecnicamente ho tagliato ed è arrivata la giusta squalifica), Inca Divide, primo con un giorno di vantaggio, e Taiwan dove ho vinto. Quest’anno il circuito prevede sei gare. Tre già disputate, Oman e Corsica dove ho concluso al primo posto, Laos quarto (faceva un caldo terribile), la Inca Divide che vi racconterò a cui seguiranno la gara sprint del Portogallo e la chiusura a Taiwan.”
Non parli mai di fatica, ma come ti alleni? “La fatica non esiste – dice ridendo – è il titolo di un libro che ho acquistato anni fa e che mi ha ispirato tantissimo. Non ho un allenamento specifico, esco la mattina (alle 4, ndr) e faccio quello che mi sento. Sto in bici per almeno 12 ore e la sera lavoro in pizzeria.
Dal punto di vista economico come fai a finanziare una stagione? “Nel corso degli anni ho trovato degli sponsor, che io definirei prima di tutto amici perché oltre a supportarmi fanno sentire il loro affetto nei miei confronti. Look Italia mi fornisce il telaio, quest’anno userò la nuova 765 RS Gravel, completo di trasmissione e pedali. Le ruote sono Hunt Bike Wheels. Manubrio, attacco e guarnitura sono FSA. Brianza Gomme mi mette a disposizione i copertoni, Prologo il nastro manubrio. Suomy casco e gli occhiali, Vittoria le scarpe. La sella è ISM, un prodotto particolare visto che devo rimanere il sella 10-12 ore per volta, e dato che stiamo parlando di seduta cito anche Bent36 che mi fornisce la crema per il fondello, un dettaglio che mi permette un recupero più veloce. SoloSalita mi fornisce tutto l’abbigliamento personalizzato e contribuisce alle spese di viaggio. Pizzeria La Fontana e i miei risparmi coprono il resto del budget necessario. A tutti loro va il mio grazie di cuore.”
”Con tutti voi, lettori di Tech Cycling, l’appuntamento è ai prossimi giorni quando vi racconterò la prima parte di gara.”
Articolo e foto a cura di Sergio Doria








