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Omar Di Felice, vocazione Ultracycler

Conosciuto da pochi, stimato da tutti, avversari inclusi. Omar Di Felice è uno dei più forti “Ultracycler” italiani, in grado di compiere imprese sensazionali, cogliere vittorie prestigiose e infrangere record di durata e distanza. Conosciamolo meglio in questa intervista che ci ha concesso.


Ultracycling
Il termine è già di per sé inquietante. Quasi sovrannaturale. Invece è semplicemente l’estremizzazione del ciclismo per quanto riguarda distanza, dislivello e durata della prestazione fisica. La lunghezza di una competizione di Ultracycling non è mai inferiore ai 300 km, con dislivelli a quattro zeri. Tutto rigorosamente “non stop”. Ma ci sono prove di Ultracycling che superano i 1.000 km, altre che durano 48 ore, altra ancora una settimana, come la celeberrima RAAM (Race Across America), la regina delle gare di Ultracycling, che in 3.000 miglia (quasi 5.000 km) attraversa gli States dalla California al Maryland. In Europa, le competizioni di Ultracycling più prestigiose sono la RATA (Race Across The Alps, 533 km con oltre 13.000 metri di dislivello, la Race Around Slovenia, la Race Around Austria e il probante “TorTour Switzerland”, 1.000 km e dislivelli da infarto su tutti i passi alpini elvetici.
Essere un Ultracycler significa prima di tutto cercare e superare i propri limiti, mentali e fisici. Una sfida contro sé stessi. E nelle competizioni di Ultracycling, a tutto ciò si sovrappone anche la sfida con gli avversari.

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Omar, il ciclista
Classe 1981, Omar abbraccia il ciclismo agonistico a 13 anni. Non lo abbandonerà più. Esordienti 1° anno, le successive categorie di conseguenza. Fino al sogno di tutti, il professionismo. Due stagioni assieme a team professional, l’Amore & Vita e il Team Nippo Endeka. Alcuni successi tra gli Elite e nelle Granfondo, una importante convocazione con la nazionale algerina al Mondiale professionisti 2006 a Salisburgo. Poi… qualche anno di pausa, una nuova attività lavorativa in proprio (servizi grafici e web design) e nel 2011 la scintilla dell’Ultracycling.

Omar Di Felice (a destra nella foto) ai tempi della "Amore e Vita"
Omar Di Felice (a destra nella foto) ai tempi della “Amore & Vita”

Omar, l’Ultracycler
Ci prova subito con il Tour du Mont Blanc, 330 km con 8.000 metri di dislivello. Quarto posto assoluto. Il ragazzo ha stoffa, ed è anche di ottima qualità. Decide di fare le cose sul serio. Si affida alla preparazione di un coach. Non uno qualunque, ma uno dei migliori in Europa, per non dire del mondo. Fabio Vedana. La stagione 2012 è impegnativa. Preparazione anche spirituale, in bici da Lourdes a Santiago de Compostela, 1.200 km in sole 4 tappe. Poi, le competizioni. Race Across The Alps (533 km, 13.000 mdsl), 5° assoluto. TorTour Switzerland (1.051 km, 20.000 mdsl), 7° assoluto, miglior debuttante. A trent’anni, non è cosa da tutti. Il cammino è segnato, si prosegue per accumulare esperienza.

Omar Di Felice impegnato nel "Tortour Switzerland" 2013
Omar Di Felice impegnato nel “Tortour Switzerland” 2013

Annata 2013, pedalata invernale in Islanda, 1.300 km in 4 tappe. In gara, terzo posto alla Race Across Italy (640 km con 9.000 mdsl), quarto al “Tour du Mont Blanc” (330 km con 8.000 metri di dislivello), nel quale Omar risulta il migliore dei concorrenti privi di assistenza in gara. E poi il terzo posto al TorTour Switzerland, che di fatto sarebbe un secondo a fronte della scorrettezza di un concorrente che, non visto, ha percorso parte del tracciato a bordo dell’auto di assistenza personale, cosa logicamente vietata dal regolamento. Quindi un’avventura in solitaria dallo Stelvio allo Zoncolan, 500 km in 24 ore, lungo le “Cime della Leggenda”.

Omar verso Capo Nord
Omar verso Capo Nord, nel Gennaio 2014

E siamo al 2014, che si apre a Gennaio con la “Lapland, the road to Nordkapp”, impresa solitaria di 800 km in 4 tappe, da Tromso a Capo Nord. A metà Febbraio, durante la commemorazione per il decimo anniversario della morte di Marco Pantani, Omar intraprende una pedalata da Roma a Cesenatico, 350 km “no stop”.
Il 26 Aprile, Omar attraversa l’Italia da ovest a est, 712.3 km da Ventimiglia (IM) a Muggia (TS) in 24h39m (media oraria 28.9 km/h), riuscendo ad abbassare il precedente record mondiale di ben 1h17m, nonostante la sosta di oltre un’ora per smaltire gli effetti di un colpo di calore. Impresa compiuta sotto il controllo dei giudici UMCA (Ultra-Marathon Cycling Association).

Omar Di Felice durante la sua vittoriosa traversata dell'Italia da ovest a est
Omar Di Felice durante la sua vittoriosa traversata dell’Italia da ovest a est

Il 7 Giugno affronta l’impegnativo Raid Provence Extreme, 585 km con 12.000 metri di dislivello. E’ la prima vittoria di Omar in una competizione Ultracycling, stabilita con il nuovo record di gara di 21h24m, alla media oraria di 27.34 km/h (qui il suo emozionante racconto).

L'arrivo vittorioso di Omar al "Raid Provence Extreme"
L’arrivo vittorioso di Omar al “Raid Provence Extreme”

Omar, il personaggio
Domande e risposte, per approfondire la conoscenza di un Ultracycler come Omar Di Felice. Un ragazzo semplice, per nulla “montato”, che sa ciò che vuole ottenere da sé stesso, e come ottenerlo.

Ultracycler: professionista mancato o professionista evoluto? «Credo che la definizione più corretta sia un’altra. L’Ultracycling è, semplicemente, una disciplina diversa. Ultracycling inizia dove finisce il ciclismo tradizionale. L’approccio alla disciplina, però, non può che essere di tipo professionale se si vuole eccellere. In Italia stenta a decollare, ma in paesi come la Svizzera, l’Austria o gli Stati Uniti, c’è chi ha fatto dell’Ultracycling una vera e propria professione».

Omar Di Felice nel corso del "Raid Provence Extreme"
Omar Di Felice nel corso del recente “Raid Provence Extreme”

Perché si diventa Ultracycler? Rivincita nei confronti della vita, vocazione, sfida personale… «Personalmente non amo fare le cose per rivalsa o per dimostrare qualcosa di specifico a qualcuno. Piuttosto credo che le motivazioni siano quelle che spingono chiunque a praticare uno sport di endurance e per di più estremo: prima di tutto una sfida con se stessi e con i propri limiti e poi, cosa importante (ma spesso “nascosta” dai più, quasi come se ci si dovesse vergognare di questa cosa!) contro gli avversari. Parliamo pur sempre di una disciplina dove le competizioni ufficiali vedono schierarsi al via atleti fortissimi. Ci sono una classifica e il numero dietro la schiena, per cui parliamo di sfide e gare vere e proprie, come in qualunque altro sport».

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Gli obiettivi agonistici stagionali di un Ultracycler e gli allenamenti ad essi finalizzati. «Ho sempre puntato alla qualità più che alla quantità. Volendo fare una similitudine con uno sport che coinvolge molti appassionati, il podismo e lo specifico le maratone, potrei dire che è essenziale puntare gli obiettivi giusti e lasciare al fisico il giusto tempo di recupero tra un impegno ed un altro. E’ ovvio che sfinendosi si può partecipare a tantissimi eventi anche in rapida successione, ma con quali aspirazioni? I big di questa disciplina, esattamente come i grandi maratoneti, puntano quelle 2-3 gare all’anno in cui cercare il massimo risultato. La mia attività, di conseguenza, ha previsto sin qui la partecipazione alla gara di Ultracycling “Le Raid Provence Extreme” e l’imminente “Tortour Switzerland” oltre al record di attraversamento orizzontale d’Italia no-stop e un’avventura artica a Capo Nord».

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Quanti km e quanto dislivello pedala in un anno un Ultracycler? «Riallacciandomi a quanto detto sopra confermo che prediligo la qualità alla quantità. A chi crede che un Ultracycler percorra distanze sovrumane posso dire che i miei chilometraggi annuali non sono molto diversi da quelli che registravo durante le mie stagioni da elite e da professionista e si aggirano sui 30-35 mila chilometri. Discorso diverso per il dislivello, non saprei quantificarlo nello specifico (per questo e per ogni curiosità vi rimando al sito Strava dove potrete trovare tutti i miei allenamenti costantemente tracciati nella piena trasparenza) ma è chiaro che, da scalatore, prediligo i percorsi di montagna e cerco di allenarmi costantemente in salita, terreno dove finora sono riuscito ad eccellere nelle competizioni a cui ho preso parte».

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Alimentazione e stile di vita di un Ultracycler. «L’alimentazione prevede la solita attenzione alla qualità dei cibi ma senza disdegnare il giusto apporto anche dal punto di vista dei grassi. Negli sforzi di endurance prolungati il metabolismo dei grassi è direttamente coinvolto ed è fondamentale non raggiungere mai quella magrezza estrema tipica, ad esempio, della maratona o del ciclismo stesso. Diciamo che, da questo punto di vista, ci si può sbizzarrire e soddisfare un po’ di più il proprio palato.
Per il resto la mia vita, incentrata anche sulla mia attività lavorativa, è molto intensa e cerco di incastrare gli allenamenti negli spazi che questa mi concede. A fronte di qualche sacrificio, però, posso dire di aver trovato il giusto equilibrio, grazie anche a Sara che mi sta accanto e che con la mia stessa passione mi asseconda nella mia attività».

Sara e Omar, coppia perfetta
Sara e Omar, coppia perfetta

Molti pensano che i ciclisti professionisti siano dopati e gli Ultracycler ancora di più. In realtà non è affatto così, le sostanze dopanti servono a poco o nulla per l’ultracycling. La tua posizione e testimonianza in proposito. «Mi rendo conto che il mondo del ciclismo ci abbia messo del proprio per dare un’immagine negativa e legata al doping. I fatti incresciosi di qualche stagione fa, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. Credo anche, però, che il giro di vite e la forte campagna di sensibilizzazione verso le nuove generazioni, stia facendo il suo effetto. Sicuramente il ciclismo di oggi è sostanzialmente cambiato rispetto a qualche anno fa: lo dimostrano le medie nettamente inferiori e la quasi mancanza di performance “extraterrestri”. C’è del lavoro ancora da fare, ma credo che la strada intrapresa ormai sia quella giusta.
Personalmente se il doping può spaventare per i suoi effetti collaterali, deve farlo ancor di più nelle discipline estreme dove il fisico è già di per sé sottoposto a uno stress notevole.
Oltretutto ritengo (e qualche studio che ho letto in rete me lo ha confermato) che tolte le prime 8-10 ore, in cui si può parlare di “prestazione fisica pura”, superata questa soglia, il ruolo fondamentale viene giocato dalla “mente”. Le differenze fisiche vengono colmate dalla capacità di soffrire e di spingere il corpo aldilà dei propri limiti. Non c’è doping che possa sopperire una mancanza in tal senso.
Nelle competizioni più importanti, tra cui la Race Across America o il Tortour Switzerland, poi, vengono effettuati test antidoping sia dopo la competizione che durante a sorpresa».

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Omar Di Felice sulle prima rampe del Mont Ventoux, e poi quasi prossimo alla sommità

La “Raid Provence Extreme” è stata la tua prima vittoria da Ultracycler. Nel tuo racconto emergono tutte le emozioni di quella gara, ma se vuoi aggiungerne qualcuna… «Sento di poter dire che “Le Raid Provence Extreme” rimane uno dei giorni più belli della mia intera carriera di sportivo, non solo come Ultracycler, e, senz’altro, il successo più importante ed emozionante. L’Ultracycling ha la capacità di amplificare le sensazioni e le emozioni in gara. Ho vissuto la competizione con tranquillità e con la forza di chi sapeva di essersi preparato al meglio. Sapevo che avrei potuto perdere o vincere, ma che lo avrei fatto con il cuore leggero di chi aveva la coscienza a posto. Mi piace arrivare preparato all’appuntamento per poter accogliere il risultato, qualunque esso sia, con un bel sorriso e tanta soddisfazione. Sul Mont Ventoux è arrivato il risultato pieno che ha coronato 2 anni di lavoro miei e di tutto il mio team, Fabio Vedana (il mio preparatore), Marco Sias (l’insostituibile tuttofare e tecnico bravissimo) e Sara De Simoni (la mia fidanzata, accompagnatrice, ufficio stampa e colei che gioca il ruolo fondamentale nella preparazione di un evento cosi duro: l’aspetto mentale). Ogni chilometro percorso, in gara, sia che fossi in testa o ad inseguire, vedevo davanti a me l’arrivo e lo vedevo con le braccia alzate al cielo. Questo mi ha permesso di mantenere sempre la calma anche quando sembrava che la corsa stava prendendo una piega sfavorevole. L’emozione più grande rimarrà l’ultima salita a 80 km dall’arrivo, quando ho guardato negli occhi il mio avversario Ralph Diseviscourt e ho dato tutto ciò che avevo per staccarlo, scollinando letteralmente in apnea e lanciandomi in discesa per una lunga e fantastica cavalcata solitaria».

Sara, Omar, Fabio e Marco
Sara, Omar, Fabio e Marco

Il TorTour Switzerland (1.000 km con 14.500 mdsl) è ormai alle porte (14-17 Agosto), e dopo il tuo 3° posto dello scorso anno (che di fatto era un 2°) gli avversari ti marcheranno stretto. La pressione psicologica sarà indubbiamente maggiore. Con quale stato d’animo e quale forma fisica affronterai questa sfida che ti vede tra i favoriti? «La pressione gioca un ruolo importantissimo nello sport. Spesso si dice che la “prova del 9” sia proprio il riuscire non tanto ad eccellere, ma ripetersi quando si è già conosciuti ed attesi. In questo il 2014 è stato un anno chiave per me. Dopo i podi al TorTour e alla Race Across Italy 2013 e dopo aver firmato un importante accordo come testimonial per Mavic, ero atteso alla conferma. Sapevo e so di avere molti occhi puntati addosso. La cosa non fa che caricarmi, amo i grandi palcoscenici e amo affrontarli con l’attenzione su di me. Aver alzato l’asticella delle ambizioni e sentire la crescente pressione non fa che motivarmi ancor di più. Il percorso di avvicinamento è stato sin qui perfetto, a prescindere da come andrà (sono conscio che la giornata storta possa sempre capitare) non avrò rimpianti. La mia stagione è stata perfetta sin qui, per cui andrò in Svizzera con i miei ragazzi conscio di non dover dimostrare nulla, un eventuale buon risultato sarà solo l’ennesima ciliegina sulla torta».

E noi, caro Omar, di quella torta auguriamo a te e al tuo staff di assaporare la fetta più dolce.
Buone “ultra-pedalate”, Omar.

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Link utili
– Il blog di Omar Di Felice: www.ultracyclingman.com
– I suoi account sui social media Facebook e Twitter sui quali seguire puntualmente Omar nel corso delle sue varie attività (imprese ciclistiche, allenamenti, competizioni), prima fra tutte l’imminente “TorTour Switzerland”.


Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: Blog di Omar Di Felice

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