Il Museo del Ghisallo celebra i suoi primi vent’anni

In occasione del suo ventennale, il Museo del Ghisallo inaugura “Ghisallo 20”, una serie di appuntamenti celebrativi lungo tutta la stazione 2026. Si parte il 18 aprile, con “20 bici per 20 anni”
Sembra solo ieri… e invece sono già vent’anni. Il Museo del Ciclismo del Ghisallo festeggia quest’anno i due decenni di vita e per celebrare questa ricorrenza propone “Ghisallo 20”, una serie di appuntamenti dedicati che si susseguono lungo tutta la stagione di apertura.
Il primo dei quali è “20 bici per i 20 anni”, una collezione in progress che – mese per mese – porterà nelle Sale del Museo un totale di venti Specialissime da sogno, ciascuna simbolo di un’impresa che ha segnato la Storia del ciclismo. La kermesse è iniziata sabato 18 aprile alle ore 17.00 con quindici bici esposte, mentre altre si aggiungeranno nel corso della stagione in un racconto progressivo che unisce tecnica, memoria e mito sportivo.
E non si tratta solo di una collezione (temporanea) di bellissime: “20 bici per i 20 anni” è anche una mostra che racconta i primi vent’anni del Museo. Tre sale espositive con cimeli e immagini iconografiche dall’album dei ricordi che ripercorre due decenni di incontri, storie, collaborazioni e amicizie costruite dentro e fuori l’esposizione di questo spazio – il più grande del mondo con quasi tremila cimeli – che parla la lingua mondiale del ciclismo da sempre.

Fiorenzo Magni e, a destra, uno scorcio interno del museo
Si parte dalla nascita del mito del Ghisallo, l’idea del Museo, l’impegno di Fiorenzo Magni che l’ha fortemente voluto, l’apertura nel 2006 e poi la storia di vent’anni di iniziative e presenze importanti di campioni, testimonianze e incontri. Un ventennio di relazioni, con tutti gli Ambassador di un luogo diventato rapidamente la casa di tutte le persone appassionate di ciclismo.
Una sfilata di Regine
“20 bici per 20 anni” è percorso espositivo che fa riemergere grandi emozioni a pedali. Ecco la Gios di Roger De Vlaeminck alla sfortunata Sanremo del 1975, a cui si affianca la gemella Gios con cui “lo Zingaro” vinse la Parigi-Roubaix 1977.
A ricordarci le imprese di Marco Pantani, c’è la Wilier Triestina del Giro 1997: è la prima con la sella del logo del Pirata. Si tratta del modello in alluminio 7000 T6 con componentistica Campagnolo Record, simbolo dell’anno d’oro del “Pirata”.

Tadej Pogačar è degnamente rappresentato all’interno del Museo
Poi, una ampia serie di “chicche” Specialized: la Limited Edition da cronometro di Mario Cipollini del prologo del Giro d’Italia 2002 a Groningen, con la celebre e provocatoria livrea “tigrata” che gli costò una multa ma che rimane una delle immagini più iconiche del ciclismo moderno.
La Venge di Tom Boonen, utilizzata ai Giochi Olimpici di Londra 2012, con ancora il numero di gara originale. La Tarmac SL5 di Vincenzo Nibali con cui “lo Squalo” rimontò il Giro d’Italia 2016, con l’attacco sul Colle dell’Agnello e la vittoria a Risoul, una delle pagine più intense e spettacolari della storia recente della corsa rosa.
In mostra anche la Tarmac SL7 di Julian Alaphilippe, stagione 2021, secondo titolo mondiale, con una verniciatura iridata e una dedica intima sul telaio: una chiave di violino in lamina d’oro in memoria del padre, segno di come il gesto sportivo si intrecci con la dimensione personale.
La Tarmac SL7 LTD di Remco Evenepoel ci racconta la Vuelta 2022, il suo primo Grande Giro, dominato con autorità fino a Madrid, segnando il ritorno del Belgio ai vertici delle corse a tappe. Mentre la SL7 di Jay Hindley è la bicicletta della vittoria al Giro d’Italia 2022, costruita sul drittone del Passo Fedaia e difesa fino alla cronometro finale di Verona.
Chiude questo primo nucleo la Specialized S-Works Tarmac SL8 “Demi Dreaming” dedicata a Demi Vollering, prodotta in edizione limitata, che unisce estetica e narrazione personale, con un design floreale ispirato alle origini della campionessa.
Altre regine? La Giant di Filippo Conca campione italiano 2025, la BMC di Philippe Gilbert utilizzata al Giro di Lombardia 2012, il modello celebrativo Canyon del campione del mondo Alejandro Valverde utilizzato nella stagione 2019, le due Colnago di Tadej Pogačar, relative ai successi alle Strade Bianche 2024 e 2025.
Ma, come detto, la collezione è in progress. Altri modelli si aggiungeranno nel corso della stagione: “Ulteriori pezzi a sorpresa andranno a completare il mosaico di questo racconto in onore dell’anniversario del Museo”, sottolinea la direttrice Carola Gentilini. ”L’iniziativa 20 bici per i 20 anni, infatti, vuole essere un racconto dinamico, destinato a crescere nel tempo, capace di accompagnare il pubblico lungo tutta la stagione del Ghisallo, trasformando la visita al Museo in un’esperienza in evoluzione, dove ogni ritorno può rivelare una nuova ‘candelina’ accesa”.
Spoiler: l’esposizione farà nuovamente un salto nella storia con la Pinarello con cui Fausto Bertoglio vinse il Giro 1975, regalando alla Maison di Treviso il primo Grande Giro. Sempre da Villorba arriverà, poi, la Dogma F Edizione Speciale Giro 50, utilizzata l’anno scorso dal Team Ineos Grenadiers per la tappa con partenza da Treviso. Fra le altre specialissime in arrivo, due Bianchi e…

Il Santuario della Madonna del Ghisallo e, a destra, il Monumento al Ciclista situato accanto
La continua evoluzione del Museo del Ghisallo
Ma al di là della pur avvincente mostra “20 bici per 20 anni”, c’è poi da vivere in prima persona l’intera visita al Museo, che regala un’esperienza coinvolgente e intensissima che unisce sport, simbolismo e territorio. Il Colle del Ghisallo ha una lunga e affascinante tradizione che si intreccia con quelle del ciclismo e del paesaggio montano lombardo. Situato sul Belvedere Romeo, in località Magreglio (CO), a circa 700 metri di altitudine, sorge il piccolo Santuario della Madonna del Ghisallo dedicata ai ciclisti nel 1949 da papa Pio XII. Da allora, la chiesetta ha raccolto cimeli, trofei, maglie e biciclette, di famosi campioni di tutti i tempi, fino oltre il limite delle sue possibilità.

La collezione di Maglie Rosa del Giro d’Italia e, a destra, la bicicletta di Gino Bartali del Tour de France 1938
Il Museo ha raccolto questa eredità, ampliandola in una collezione in continuo divenire che oggi lo rende il custode della memoria storica di una intera disciplina sportiva. Al suo interno si possono ammirare memorabilia, biciclette storiche, maglie originali dei più grandi campioni del ciclismo mondiale ma anche una serie di narrazioni che raccontano le pagine più emozionanti (e a volte meno note) di questo sport. Ogni angolo dell’esposizione rivela una storia, ogni bacheca un’impresa, ogni vetrina una sfida.
Aneddoti, riflessioni e curiosità che raramente emergono dalle cronache sportive ufficiali per raccontare come il ciclismo sia cambiato nel corso degli anni, di come i grandi campioni abbiano vissuto il loro rapporto con la fatica e la gloria e di come il ciclismo, pur rimanendo uno sport individuale, sia anche un racconto collettivo fatto di sacrificio, passione, gioia e fatica, che coinvolge tutti: atleti, amatori, tifosi e appassionati di sport.
– Sito web Museo del Ghisallo
Impaginazione e grafica: Alberto Zampetti










