Nel ricordo di Alfredo Martini

Cinque anni fa ci lasciava il grande Alfredo Martini, indimenticato ciclista professionista ai tempi di Coppi e Bartali ma soprattutto straordinario CT della Nazionale, che guidò dal 1975 al 1997. Il suo carisma, la sua proverbiale saggezza e le sue qualità umane rimangono tuttora immortali.
“Perché la bicicletta… perché la bicicletta è il futuro e poi io ero già un privilegiato a correre in quei tempi”. Con accento toscano, in una delle sue ultime interviste, pronunciò queste parole, che davano il senso di grandezza e fascino tra la personalità di Martini e il ciclismo.
Nato a Firenze il 18 Febbraio 1921, Alfredo Martini è stato un corridore professionista dal 1941 al 1957. Iniziò la sua carriera con la squadra di club Bianchi, dal 1941 al 1943. Nel 1947 vinse il Giro dell’Appennino con la squadra Welter, nel 1950 il Giro del Piemonte e, nello stesso anno, la seconda tappa al Giro d’Italia (la Salsomaggiore-Firenze) con il club Taurea-Pirelli, riuscendo a vestire la Maglia Rosa e a piazzarsi al terzo posto in classifica generale, dietro a Koblet e Bartali. Al Tour de Suisse nel 1951 vinse una tappa concludendo terzo in classifica generale, preceduto da Kubler e Koblet.

Dal 1949 al 1950 e nel 1952 ha corso per la Nazionale Italiana. Da corridore ebbe una buona carriera, anche se non colma di vittorie, ma la sua esperienza e la sua professionalità gli aprirono nel 1969 le porte alla figura di allenatore, passando alla Ferretti dal 1969 al 1972. Nel 1971, con uno dei suoi corridori della squadra, lo svedese Gösta Pettersson, vinse il Giro d’Italia. Dal 1973 al 1974 guidò il club Sammontana.
Il momento focale della sua carriera di allenatore fu il passaggio a CT della Nazionale azzurra (1975-1997). Nel suo impegno da commissario tecnico annoveriamo le conquiste della maglia iridata con i seguenti campioni: Moser a San Cristobal in Venezuela nel 1977, Saronni a Goodwood in Gran Bretagna nel 1982, Argentin a Colorado Springs negli Stati Uniti nel 1986, Fondriest a Renaix in Belgio nel 1988, Bugno a Stoccarda in Germania nel 1991 e a Benidorm in Spagna nel 1992. Si contano inoltre sette medaglie d’argento e sette medaglie di bronzo in altrettante edizioni iridate.
Conseguì il 2 Giugno del 1991 l’Onorificenza di Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana, grazie alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e molti riconoscimenti importanti.
Nel 1998 diventò Presidente Onorario della FCI (Federazione Ciclistica Italiana) e supervisore di tutte le squadre nazionali di ciclismo, lasciando l’incarico di CT dell’Italia dopo ventidue anni.
Nel Marzo 2013 raggiunse la carica di Presidente Onorario dell’Associazione Fausto e Serse Coppi a Castellania.
Molti sono i libri a lui dedicati dove si nota nelle sue opere la stima che provava verso il mondo del ciclismo, la passione innata per questo sport, i trascorsi tra la gente comune che rispettava e dalla quale traeva insegnamenti di vita.
Si è spento all’età di 93 anni il 25 Agosto 2014 a Sesto Fiorentino nella sua abitazione. Era sposato con la signora Elda ed ha avuto due figlie, Milvia e Silvia.
La saggezza e l’assennatezza hanno condotto Alfredo Martini in crescendo la sua carriera, divisa sicuramente in due fasi: quella da corridore e quella da CT. Da corridore si notava lo spirito battagliero di un ragazzo che gettava le basi per il suo futuro da uomo, dimostrando nei fatti le sue virtù essenziali: l’essere responsabile e diligente, qualità che emersero anche successivamente in veste di condottiero in grado di trasmettere una mentalità vincente agli atleti da lui seguiti.
Articolo a cura di Mauro Di Fabrizio







