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3Epic Cycling Road, stairway to Heaven

Un angolo di paradiso, tre percorsi, sei salite. Le abbiamo pedalate e analizzate tutte, rimanendo affascinati dallo spettacolo offerto dalle Dolomiti bellunesi. Gli splendidi tracciati di questa gara, alla seconda edizione, possono essere interpretati sia dai professionisti sia dagli amatori meno esperti.


Non è definibile come “granfondo” in senso stretto, e nemmeno come “randonnée” in senso lato. La 3Epic Cycling Road unisce la vena agonistica delle salite cronometrate a quella turistica dei tratti intermedi di trasferimento, nei quali rilassarsi al cospetto di panorami di rara bellezza, ancorché poco conosciuti al popolo dei ciclisti. Ecco allora coniato per questa atipica gara il termine di “Grandonnée”.


L’ultimo strappo prima di giungere al Lago di Antorno. Sullo sfondo, i Cadini di Misurina

L’anno scorso, nell’edizione di esordio, la manifestazione vide poco più di 600 partenti sui tre percorsi. Quest’anno saranno almeno il quadruplo. Il limite è fissato a 2.999 iscritti, tanti quanti i metri di altezza della Cima Grande, la più alta della Tre Cime di Lavaredo. I tre percorsi sono stati rivisti e parzialmente modificati. Non si passerà più da Cortina d’Ampezzo, ma si resterà tra la Val d’Ansiei, la Val Comelico e la Val Visdende, sfiorando le vette del Sorapiss, del Cristallo, del Piz Popena, del Monte Piana, dei Cadini di Misurina e delle Tre Cime di Lavaredo, GPM finale dei tracciati di questa 3Epic Cycling Road.


Foto di gruppo in Val Visdende

I nostri suggerimenti
Abbiamo pedalato tutte le sei salite previste dai tracciati di gara, analizzandone le variabili e i parametri metabolici necessari per cercare di realizzare i migliori tempi cronometrici.

Stante il cronometraggio dei soli tratti ascendenti, il modello prestazionale di questa “Grandonnée” è riconducibile a un lavoro di tipo intervallato, con le salite effettuate in prossimità della soglia cardiaca (ed espressioni di forza differenti in funzione della pendenza) e della FTP (Functional Threshold Power, potenza alla soglia funzionale), e con le discese e i tratti di trasferimento dedicati al recupero brillante, con la FC (Frequenza Cardiaca) che non dovrebbe superare il 94% della soglia massima (FC max).

A prescindere dalla lunghezza e dalla pendenza delle salite, è consigliabile cercare di mantenere una cadenza di pedalata tra le 60 e le 120 rpm, range di forza dinamica che garantisce il migliore afflusso ematico alle fibre muscolari e con esso il glicogeno e le altre sostanze necessarie ai meccanismi energetici. Frequenze inferiori portano i muscoli a erogare un’alta forza in regime di resistenza alla forza o forza resistente, con espressioni di potenza decisamente basse, quindi poco efficienti e redditizie in termini cronometrici.

Per andare forte in salita, sappiamo tutti che occorre ridurre l’inerzia delle masse rotanti. Meglio equipaggiarsi dunque di ruote leggere, a basso profilo, utili anche per contrastare i vortici del vento, che nelle zone montane è una costante. Per quanto riguarda i rapporti di trasmissione, è preferibile dotarsi di un pacco pignoni scalato fino al 28, scelta ormai universale anche tra ai professionisti. Chi dispone di una guarnitura “compact”, con corone 50-34, potrebbe anche accontentarsi di un pignone massimo da 25 denti, anche se dovrà faticare maggiormente nei tratti ascendenti controvento.

Il fondo stradale di tutti i percorsi è buono, i pochi settori rovinati (quasi tutti verso la Val Visdende) e le crepe dell’asfalto non infastidiscono né in discesa né tantomeno in salita. L’ultimo km verso Forcella Zovo è sterrato compatto, tipo “Strade Bianche”, con canaline in legno per lo scolo dell’acqua. La successiva discesa, in mezzo al bosco, è piuttosto ripida e stretta, sono circa 2 km al 16%, attenzione a frenare con accortezza.

I ristori in gara sono sapientemente collocati in posizione strategica, utile per evitare ai concorrenti crisi di glucidi e liquidi. Anche se il clima sarà tendenzialmente fresco, come lo è quello montano, ricordatevi di bere frequentemente, a piccoli sorsi, ogni 5 o 6 minuti. Preferibile un integratore idrosalino ipotonico, che disseta più rapidamente. Quanto all’ingestione di carboidrati, meglio alimenti a base di maltodestrine, più facilmente digeribili e di pronta assimilazione, ma sotto sforzo va benissimo anche qualsiasi altro tipo di zucchero, perché viene trasformato in glicogeno e inviato ai tessuti muscolari in tempi brevi. Tale processo di glicolisi richiede circa 15’ per assimilare il 50% degli zuccheri ingeriti, quindi fate bene i vostri calcoli in base al dispendio energetico.

Verso il traguardo delle Tre Cime
Chi vorrà pedalare il percorso breve, chiamato Misurina 30, dovrà obbligatoriamente affrontare le salite N.5 e N.6, per un totale di 32.1 km con 1.455 metri di dislivello positivo. Lo start è previsto alle ore 10.15 da Auronzo di Cadore.


L’ultimo tratto in falsopiano verso il Lago di Misurina

Il percorso medio, chiamato Comelico 80, prevede le salite N.1, 2, 4, 5 e 6, quest’ultima facoltativa ma da noi consigliatissima per le emozioni che regala a ogni metro. Fermandosi a Misurina, salita N.5, si totalizzano 76.6 km con 2.228 mdsl. Salendo ai 2.320 metri di quota del Rifugio Auronzo, ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, la distanza aumenta a 84.8 km e il dislivello a 2.811 metri. La partenza è alle ore 8.20 da Auronzo di Cadore.

Il tracciato lungo, Lavaredo 100, si snoderà sulle salite N.1, 3, 4, 5 e 6. Anche per i partecipanti a questo percorso è offerta la scelta di pedalare l’ultima salita, che porterà il chilometraggio totale a 108.7 km con 3.267 mdsl, in luogo dei 100.5 km con 2.684 mdsl di coloro che vorranno terminare le proprie fatiche davanti al Lago di Misurina. Partenza gara ore 8.15 da Auronzo di Cadore.


Salita 1 – Danta di Cadore
(8.1 km, 528 mdsl, pend.media 6.5%, max 12%) – (Altimetria)
Per coloro che pedaleranno il percorso medio o il lungo, si tratta della prima salita della gara, in una splendida strada serpeggiante tra i boschi, al riparo dal vento. Intelligentemente posizionata subito dopo la partenza, sfilaccerà i ranghi. I primi 2 km invitano a tirare, le pendenze sono dolci. Un paio di tornanti al 10% ricordano però che siamo su una salita di montagna. Dal 3° km si sale con pendenze piuttosto omogenee tra il 7% e il 9%, sulle quali è facile prendere il proprio ritmo ideale, benché qualche piccolo strappo superi il 10%. L’ultimo km è facilmente pedalabile a ritmo sostenuto.

E’ una salita sulla quale è facile lasciarsi prendere dalla foga iniziale e oltrepassare la propria FC max. Per realizzare un buon tempo, vi consigliamo di mantenere un ritmo di pedalata tra le 60 e le 105 rpm, con FC tra il 94% e il 97% della FC max. Per chi utilizza il misuratore di potenza, è preferibile rimanere in “zona 4” (appena sotto la Soglia Anaerobica), tra l’85% e il 90% del massimale. Chiaramente la scelta del rapporto di trasmissione va fatta in funzione dei parametri di FC, rpm e dell’eventuale misuratore di potenza a disposizione per controllare la prestazione.


Salita 2 – Costalissoio
(2.7 km, 277 mdsl, pend.media 10.2%, max 13%) – (Altimetria)
Salita che verrà affrontata solo dai concorrenti del percorso medio. Da Campitello a Costalissoio, poco meno di 3 km, ma con pendenze impegnative negli ultimi 2 km, quasi sempre in doppia cifra. Si inerpica lungo le pendici della vallata, il vento sarà ora a favore ora contrario, a seconda del senso di percorrenza dei vari tornanti. Ascesa corta ma pepata. Gratificante il panorama sulla verde vallata.

Nel primo km si può spingere bene, anche 110 rpm con FC al 98% della FC max, soglia che è comunque meglio non raggiungere perché i 2 km seguenti non scherzano affatto. Da qui le rpm scenderanno inevitabilmente, non sarà facile esprimere la forza dinamica necessaria a raggiungere elevata potenza. Dal km 2.3 si sale per circa 300 metri su tornanti al 13%, si entra in regime di resistenza alla forza, con bassa potenza e alte frequenze cardiache.


L’inizio della salita verso la Val Visdende

Salita 3 – Val Visdende e Forcella Zovo
(10.6 km, 588 mdsl, pend.media 5.5%, max 13%) – (Altimetria)
La più selvaggia, dalla natura intatta. Il Piave, qui, è poco più che un ruscello, la cui sorgente sgorga dal locale Monte Peralba. Riservata ai partecipanti del percorso lungo, si inerpica con moltissimi cambi di pendenza, anche impegnativi, per 5 km fino a Cima Canale, dove si potrà innestare la corona maggiore, godendo di un altipiano di rara bellezza. Qui il 12 luglio 1987 il pontefice Giovanni Paolo II celebrò la Santa Messa nella chiesetta “Madonna delle Nevi”, a Prà Marino. La salita prosegue su asfalto, dapprima in campo aperto, poi nel bosco, con pendenze vicine al 10%. L’ultimo km verso Forcella Zovo è interamente sterrato, molto compatto, con pendenza costante al 13%. Dal GPM si potrà gioire di un panorama a 180° sul Monte Zovo e sulle Dolomiti bellunesi. Ce n’è d’avanzo per scordare la fatica.


Un tornante della sezione sterrata verso Forcella Zovo

Salita che entusiasmerà gli scalatori puri, a loro agio con accelerazioni e cambi di ritmo. I passisti dovranno agire maggiormente sul cambio, per mantenere una cadenza di pedalata e una FC più costante. Alcuni tratti costringeranno ad azioni di forza resistente, sotto le 60 rpm, mentre in altri si potranno raggiungere le 100-105 rpm. Preferibile tenere una FC tra il 94% e il 97% della FC max, con potenze non superiori al 90% del massimale. Lo sterrato verso Forcella Zovo è molto impegnativo, non si riesce a pedalare fuorisella se non quando il fondo è compatto e umido, condizioni difficili da trovare nel periodo di svolgimento della gara. Si sale a bassa cadenza, anche inferiore a 45 rpm, espressione di forza massima in regime di resistenza alla forza, con FC prossima alla soglia ma bassa potenza, circa il 50% del massimale.


Salita 4 – Passo Sant’Antonio
(4.4 km, 278 mdsl, pend.media 6.3%, max 10%) – (Altimetria)
Da Padola, 4.4 km molto mossi, che costringono a gestire sapientemente i rapporti, che qui vengono sgranati dal primo all’ultimo. Pedalata dai concorrenti del percorso medio e lungo, questa salita ha il tratto più impegnativo al 10% di pendenza in prossimità della cappelletta dedicata a S.Antonio, a metà del tragitto. Alterna settori aperti ad altri più raccolti nel bosco. Chi vorrà fare il “tempone” dovrà interpretare al meglio rapporti, potenza e cadenza di pedalata. Entusiasmante la discesa verso Danta di Cadore e Auronzo, che ripercorre al contrario la salita N.1. Consigliata a chi ama la rotondità delle traiettorie e a coloro che vogliano affinare la fluidità di guida in discesa.

Salita di medio sviluppo ma che segnerà un ampio divario cronometrico tra i primi e tutti gli altri. Le pendenze non esasperate consentiranno di pedalare per buona parte dell’ascesa ad alte rpm, anche fino a 120, con potenza in “zona 5” che potrebbe toccare il 95% del massimale. In queste condizioni la FC max si attesterebbe alla Soglia Anaerobica e oltre, fino al limite del VO2 Max.


Salita 5 – Misurina
(21.4 km, 893 mdsl, pend.media 4.1%, max 14%) – (Altimetria)
E’ la salita più lunga, comune a tutti e tre i percorsi. Da Auronzo di Cadore si prosegue in leggero falsopiano per oltre 6 km, tra agriturismi, prati a pascolo e boschi. Qualche morbido cambio di pendenza costringerà ad alleggerire i rapporti, ma si potrà tenere il plateau maggiore fino al km 14, all’altezza di Palus San Marco, quando un brutale strappo di 250 metri al 12% riporta tutti alla realtà montana. Fin qui sarà fondamentale viaggiare in gruppo, dandosi cambi regolari per ottimizzare l’efficienza della pedalata e dosare lo sforzo.

Dal 15° km si fa sul serio, il bosco si apre alla maestose cime dolomitiche, che si ergono a severi giudici della performance atletica di ogni partecipante. Le pendenze variano tra il 7% e il 14%, il vento è quasi sempre contrario, nemico in più da fronteggiare. Dopo il bivio tra Misurina e il Passo Tre Croci, le cose migliorano, la pendenza stradale consente di riprendere fiato, innestando anche la corona più grande della guarnitura. Gli ultimi 2 km sono una passerella accanto a un angolo di Paradiso Terrestre.

Tutti gli sforzi si concentrano tra il 15° e il 19° km. Pendenze in doppia cifra costringeranno a resistere alla forza con basse rpm, tra 40 e 60, FC tra il 95% e il 98% della soglia. I concorrenti del percorso breve disporranno di riserve energetiche sufficienti a non soffrire. Per gli altri sarà indispensabile rifornirsi adeguatamente al ristoro di Auronzo di Cadore e cercare di unirsi a un gruppo nei primi 14 km, per sfruttare scie e tessere alleanze di marcia. Ogni watt risparmiato qui è un watt in più erogabile sui seguenti tratti in salita.


Salita 6 – Tre Cime di Lavaredo
(7.9 km, 560 mdsl, pend.media 7.0%, max 14%) – (Altimetria)
Se Misurina è la salita più lunga, questa è indubbiamente la più dura, e non solo perché affrontata come ultima, benché facoltativa per i concorrenti del percorso medio e lungo. Si apre con qualche centinaio di metri in discesa, prima di salire con veemenza verso il Lago di Antorno, lasciandosi rapire dal fiabesco panorama, con i Cadini di Misurina alle spalle.

Ancora discesa fino al casello del pedaggio, quando mancheranno 5 km alla vetta. Gli ultimi 4 sono tutti crudelmente sopra il 10% di pendenza, con punte al 14%. Il Rifugio Te Cime sembra nascondersi alla vista, dilatando le fatiche e fiaccando il morale. Lo scenario, però, regala emozioni uniche, come solo l’alta montagna sa elargire. E’ una salita che va affrontata con cadenza regolare, possibilmente cercando di mantenere mediamente 60 rpm, ideali per ossigenare e quindi rifornire di sostanze energetiche il tessuto muscolare, pena l’accumulo di acido lattico e potenziali crampi. L’arrivo in quota, a 2.320 metri, consente di accomodarsi ai piedi delle maestose Tre Cime di Lavaredo, dominando il mondo sottostante.

Da evitare qui ogni sforzo oltre la soglia cardiaca, le pendenze sono tali da impedire qualsiasi decente recupero in tempi brevi. Meglio salire al 98%-99% della FC max, cercando di tenere sempre rpm tra le 60 e le 80, potenza tra la “zona 3” e la “4”. Il vento rappresenta una ulteriore barriera da superare quando lo si avrà contro, mentre darà un piccolo aiuto quando sarà a favore, in base al senso di percorrenza dei vari tornanti. L’arrivo sul traguardo del Rifugio Auronzo Tre Cime regalerà emozioni uniche.


– Sito web 3Epic Cycling Road


— FOTOGALLERY —


Uno spaccato del paese di Auronzo di Cadore, con il prospicente lago artificiale di Santa Caterina


Nella foto a destra, la SR48 che da Auronzo di Cadore conduce a Misurina


Il GPM della prima salita e la successiva discesa verso Danta


Panorama della Val Visdende


Dalla Val Visdende verso Forcella Zovo


Le pendenze prima del tratto sterrato verso Forcella Zovo e il GPM sterrato di Forcella Zovo


Il Lago di Antorno


Alcune fasi della salita verso il Rifugio Tre Cime di Lavaredo


La parete meridionale delle Tre Cime di Lavaredo, vista dal Rifugio Auronzo


Il panorama dal Rifugio Auronzo è spettacolare


Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: © Tech-Cycling (Sergio Doria e Roberto Chiappa)

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