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Bici rubate? Le ritrovi sul web

I furti con destrezza, alla “Arsène Lupin”, appartengono ormai al passato. Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad autentiche, reiterate predazioni massive ai danni di negozianti, importatori, distributori e magazzini di Case ciclistiche da parte di bande organizzate, che senza troppi scrupoli effettuano azioni di sfondamento dei locali, e incuranti degli allarmi arraffano le bici e i componenti migliori, fuggendo poi velocemente prima dell’intervento di qualcuno.

Il numero dei predoni varia da un minimo di 3 fino a 10-11 individui. Sfondano le vetrine, i portoni, i cancelli, spesso utilizzando veicoli e vetture rubate come vere e proprie arieti. Alcuni malfattori entrano e selezionano i prodotti più appetibili, passandoli ai complici all’esterno dei locali. Altri caricano tutto su un furgone o un camioncino, ovviamente rubato Nel breve volgere di 2-3 minuti, a volte anche meno, l’attività di un negoziante è messa in ginocchio. E i malviventi non risparmiano nemmeno le Case d’industria , come avvenuto ai primi di Giugno nella sede elvetica Scott a Givisiez, vittima di un maxi-furto di circa 200 biciclette il cui valore è risultato ammontare a 1 milione di franchi svizzeri.

Solo in Italia, il valore mensile dei furti a danno di negozianti e distributori ammonterebbe mediamente a un paio di milioni di euro. Ed è una cifra che non considera il valore delle denunce di furto subite dai privati, circa 320.000 all’anno (fonte Fiab-Ancma). Per i ciclisti solitari, ultimamente c’è lo spettro di un assalto delle bande di predoni lungo strade poco trafficate, o sui sentieri in mountain bike.
La situazione è parecchio critica, il settore è ormai in crisi da mesi e molti negozianti hanno dovuto chiudere la propria attività per il ripetersi di furti, non più rimborsabili da parte delle compagnie assicurative che si tengono ben alla larga dai contraenti “a rischio”.

Il negoziante derubato tende a ridurre al minimo le giacenze di magazzino, nel costante timore dell’ennesimo furto. E anche le riparazioni delle biciclette di alta gamma vengono respinte, per evitare di tenere la bici del cliente in negozio durante la notte, momento propizio per i ladri.
Le regioni maggiormente colpite sono quelle del Nord Italia, dove il mercato ciclistico è più numeroso e meglio assortito. Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia vantano il triste primato dei furti, ma anche la Toscana è interessata da questo triste fenomeno.

Che fine fanno tutte queste biciclette rubate? A volte lasciano i confini nazionali per dirigersi a Est. Romania, Polonia, Repubblica Ceca, talvolta anche Ucraina e Russia. Ma molto spesso rimangono all’interno del nostro Paese, perché viaggiare con un camion pieno di bici rubate è indubbiamente rischioso. Allora diventa più facile fotografarle e venderle su internet, preferibilmente su siti extra-europei, nei confronti dei quali – per le forze dell’ordine – è difficile agire tempestivamente a causa dei vincoli normativi esistenti.

Le bici rubate vengono esposte sul web a prezzi d’occasione, inferiori anche alla metà del listino, che farebbero ingolosire chiunque. A quel punto l’etica di molti, che consiglia di non acquistare merce di dubbia provenienza, va tranquillamente a farsi friggere. E l’incauto acquisto va così ad alimentare un altro furto.

Arginare il fenomeno è difficile. Bisognerebbe prima di tutto convincere gli acquirenti a non comprare merce rubata. Cosa che francamente sembra molto utopica. Però, astraendo, niente più acquisti, niente più furti.

Si potrebbe prevenirlo. Ma i dispositivi di allarme non sembrano scoraggiare queste bande di razziatori, che hanno nella velocità d’azione la loro arma principale. E l’intervento delle forze dell’ordine non è mai sufficientemente tempestivo, né potrà mai esserlo a fronte di furti della durata di pochissimi minuti.

Indagare i siti web sospetti? La Polizia Postale lo sta facendo, o almeno ci prova. Ma il mondo web è volatile e veloce almeno quanto lo sono i ladri. I siti cambiano dominio e layout in un batter di ciglia. Il mascheramento migliore per chi vuole delinquere.

Con una situazione del genere, intricata e di difficile soluzione, è emersa ancora una volta l’iniziativa popolare privata, che ha il nome di Giuliana De Grandis, sorella di un negoziante padovano derubato. Giuliana, con molto coraggio e determinazione, è riuscita a smascherare un business illegale da milioni di euro che durava da qualche anno, alimentato da bande di predoni dell’Est.
Ha contattato Polizia e Carabinieri, per poi presentare il 26 marzo scorso un dettagliato esposto in Procura, dove ha segnalato alcuni siti web (ucraini, rumeni e russi) che vendevano online le biciclette rubate (alcuni esempi: www.proday2kolesa.comwww.katuha.comwww.wellsbike.comwww.dirtbike.com).

Giuliana non si è fermata qui. È riuscita a sensibilizzare l’opinione pubblica, inviando materiale per un servizio televisivo andato in onda su TG3 Regione Veneto, oltre che su numerosi quotidiani locali. Ha poi trovato aiuto nella rivista televisiva Striscia la Notizia, in modo da divulgare massivamente il messaggio attraverso la messa in onda di ben cinque servizi che testimoniavano la gravità del fenomeno.
Qui i servizi: Servizio 1Servizio 2Servizio 3Servizio 4Servizio 5.

Giuliana ha anche creato su Facebook una pagina dal titolo Bici Rubate, arrivando a raggruppare quasi cento negozianti vittime di furti. Vi si può trovare un elenco delle bici rubate (spesso con le relative foto) e di quelle eventualmente ritrovate, scambiare opinioni in merito e segnalare siti o persone sospette.
Non resta che “fare quadrato” e segnalare alle forze dell’ordine ogni indizio sospetto, in modo da stringere sempre più il cerchio attorno a questa dilagante piaga dei furti organizzati.

Alcuni link di esempio del fenomeno dei furti:

VIDEO – Spaccata e furto in un negozio di biciclette a Rivoli

Mestrino: maxi furto di bici in 15 secondi 50.000 euro


Articolo a cura di Roberto Chiappa

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