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Paris-Roubaix, Peter Sagan autentico “Terminator”

Lo slovacco domina in maglia iridata la 116^ edizione di questa affascinante corsa, scatta a 54.3 km dal traguardo, riprende tre fuggitivi della prima ora tra cui l’elvetico Silvan Dillier, con il quale forma un duetto imprendibile per gli inseguitori. E nella volata all’interno del velodromo di Roubaix, Sagan è implacabile.


Un “numero” che non si vedeva da anni, quello messo in atto da Peter Sagan (Team Bora-Hansgrohe). Un attacco a 54.3 km dalla finish-line, cui nessuno dei big ha dato credito. Invece, ha avuto ragione lui. Cuore, gambe e un pizzico di follia, tre qualità che gli hanno permesso di scrivere una pagina storica della Paris-Roubaix, capitolo “Vincitori in maglia iridata”, che si aggiunge a quelli firmati dal belga Rik Van Looy (1961), dal suo connazionale, il “cannibale” Eddy Merckx (1968), dal nostro Francesco Moser (1978) e dal “tasso” francese Bernard Hinault (1981).

Nulla da dire, Sagan è un autentico fenomeno, in grado di vincere qualsiasi classica che non presenti dislivelli favorevoli agli scalatori puri. Anche in questa occasione ha corso dando spettacolo, con la solita generosità lontana da calcoli razionali. Una mossa da lontano, non parata dagli avversari, il ricongiungimento con il terzetto in fuga dalla prima ora, la proficua collaborazione con lo svizzero Silvan Dillier (AG2R La Mondiale), il distacco che oscilla tra 45” e 90” senza diminuire, l’entrata nel velodromo, la volata vincente scoccata ai-200 metri. Tutto perfetto.

La 116^ edizione della Paris-Roubaix partiva come sempre dalla cittadina francese di Compiègne, con traguardo nel velodromo André-Pétrieux di Roubaix, dopo 257 km di cui 55 km di pavé distribuiti in 9 settori. Meteo fortunatamente favorevole.

Gruppo compatto per la prima ora, dopo la quale si formava una fuga alimentata da Sven Erik Bystrøm (UAE Team Emirates), Silvan Dillier (AG2R La Mondiale), Marc Soler (Movistar Team), Ludovic Robeet e Jimmy Duquennoy (WB Aqua Protect Veranclassic), Jelle Wallays (Lotto Soudal), Geoffrey Soupe (Cofidis), Gatis Smukulis (Delko Marseille Provence KTM), e Jay Robert Thomson (Team Dimension Data). I nove mettevano ben 8’ sulle inziali lingue di asfalto, prima che il pavé facesse selezione sfilacciando il drappello.

Nel frattempo, al 109° km di gara, settore 28 di pavé, il 22enne belga Michael Goolaerts (Veranda’s Willems-Crelan) era vittima di un arresto cardiaco e cadeva a bordo strada. Subito soccorso anche grazie al defibrillatore, veniva trasportato in elicottero all’ospedale di Lille, reparto rianimazione. A lui il nostro più grande augurio di rimettersi al più presto.

Nella foresta dell’Arenberg, il belga Philippe Gilbert (Quick-Step Floors) provava a ricucire il gap con i fuggitivi, che nel frattempo erano rimasti in sei. A lui si aggiungevano l’olandese Mike Teunissen (Team Sunweb) e il tedesco Nils Politt (Katusha), ma la loro azione si spegneva attorno al 200° km a causa del forcing del plotone. Davanti, intanto, erano rimasti solo Dillier, Bystrøm e Wallays.

Ci provava dunque il belga Greg Van Avermaet (BMC), campione uscente, ma le gambe non lo assistevano e il suo allungo veniva facilmente soffocato. Sagan replicava subito dopo, ai-54.3 km, e stranamente non trovava reazione nei diretti antagonisti. Il triplice Campione del Mondo impiegava poco a raggiungere il terzetto, e i 45” tra loro e il gruppo non calavano affatto, anzi oscillavano fino a toccare i 90”. L’elastico del distacco proseguiva mentre le pietre fiaccavano inesorabilmente la resistenza di Bystrøm e Wallays, lasciando Sagan e Dillier al loro destino.

I due però collaboravano alla perfezione, e giungevano indenni nel velodromo. Sagan si accodava all’elvetico e ai 200 metri piazzava lo scatto vincente. Ad ogni modo dobbiamo dare atto a Dillier di avere condotto una gara da autentico paladino. Per noi, il vincitore morale è lui. Mai come questa volta il secondo classificato merita il posto d’onore. E, infatti, anche Sagan si complimentava con lui dopo il traguardo.

Dal plotone degli inseguitori allungava l’olandese Niki Terpstra (Quick-Step Floors), vincitore della Roubaix nel 2014 e recente trionfatore al Fiandre. Per lui un terzo posto meritato. Se fosse saltato subito sulle ruote di Sagan, forse avrebbe potuto giocarsi la vittoria.

La volata dei battuti la vinceva invece Greg Van Avermaet davanti ai connazionali Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) e Sep Vanmarcke (EF-Drapac).

Ordine d’arrivo
1) Peter Sagan (Svk) Bora-Hansgrohe
2) Silvan Dillier (Swi) AG2R La Mondiale
3) Niki Terpstra (Ned) Quick-Step Floors
4) Greg Van Avermaet (Bel) BMC Racing Team
5) Jasper Stuyven (Bel) Trek-Segafredo
6) Sep Vanmarcke (Bel) EF-Drapac
7) Nils Politt (Ger) Katusha-Alpecin
8) Taylor Phinney (USA) EF-Drapac
9) Zdenek Stybar (Cze) Quick-Step Floors
10) Jens Debusschere (Bel) Lotto Soudal
11) Mike Teunissen (Ned) Team Sunweb
12) Oliver Naesen (Bel) AG2R La Mondiale
13) Wout Van Aert (Bel) Veranda’s Willems Crelan
14) Jelle Wallays (Bel) Lotto Soudal
15) Philippe Gilbert (Bel) Quick-Step Floors
16) Amund Grøndahl Jansen (Nor) Lotto NL-Jumbo
17) John Degenkolb (Ger) Trek-Segafredo
18) Marco Marcato (Ita) UAE Team Emirates
19) Dylan van Baarle (Ned) Team Sky
20) Heinrich Haussler (Aus) Bahrain-Merida
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Articolo a cura di Roberto Chiappa

Foto: © Getty Images – © TDW Sport

3 commenti

  1. Mauro Di Fabrizio

    Buongiorno. Leggendo l’articolo di Ottima caratura e spessore a mio giudizio, ma non potendo vedere la Corsa, ho dedotto che è stata in diverse fasi, molto appassionante, tecnica e struggente (per l’arresto cardiaco del Corridore Belga Goolaerts).

    Sagan – Superlativo.
    Dillier – Guerriero
    Terpstra – Onnipresente

    Mauro Di Fabrizio

    • Roberto Chiappa

      Ciao Mauro,
      purtroppo Michael Goolaerts non ce l’ha fatta…
      Ci ha lasciato alle 22.40 di ieri.
      Tutti noi ci uniamo al dolore dei famigliari, degli amici e di tutti coloro che lo hanno conosciuto.
      R.I.P. Michael.

  2. Mauro Di Fabrizio

    Buonasera Roberto,

    Sono tornato da poco dal lavoro e ho appreso la notizia alla radio della Macchina.
    Mi unisco al Dolore.

    Ciao Michael.

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